Watara Supervision: dimmi che videogioco avevi e ti dirò quanto eri povero!

Oggi si cambia font.

E pure colori: tutto sui toni del verde. 

Perché oggi parleremo di una console portatile che dei toni verdi ha fatto la sua ragion d'essere.

E non era il Game Boy!

 

 

Che figata gli anni '90!

Tutti eravamo migliori, non esistevano gli Smartphone e c'era Berlusconi che avrebbe promesso di salvare l'Italia dal pericolo dei brutti comunisti mangiabambini, gli stessi bambini che oggi Matteo Salvini promette di salvare e che cita in continuazione. Chissà, forse e un po' prete nell'animo?!

In realtà eravamo gli stessi stronzi di oggi solo più innocenti, non esistevano gli Smartphone ma se li avessimo avuti tranquilli che anche allora avremmo fatto lo stesso di oggi mentre Berlusconi, ahinoi, avrebbe solamente dato inizio all'era più buia della storia socio-politica del "Bel" Paese. Però ci ha regalato anche tante barzellette fra una legge ad personam e l'altra. Insomma, aveva anche dei difetti.

In realtà fra le varie cose ancora buona vigeva tuttora la grande era dei videogiochi fra 8-bit, 16-bit e i primi timidi 32-bit che ovviamente nella prima metà della decade eravamo troppo poveri per possedere. Che già se si era particolarmente benestanti si era fortunati ad avere  il Super Nintendo, mentre l'Amiga (che arrivava a costare fino ai 2 milioni del vecchio conio, non so se mi spiego) ce lo avevi solo se il tuo papà col computer ci lavorava. Stessa storia sul videogioco portatile: il SEGA Game Gear e l'Atari Lynx erano belli sulla carta ma essenzialmente aria fritta (coi giochi belli ma ciucciapile il primo, coi giochi meno belli e pure cucciapile il second... ah, aveva anche un audio particolarmente di merda), mentre il Game Boy di Nintendo era la legge, Ce lo avevano tutt.. NO, cazzata. Inizialmente ce lo avevano solo i ricchi figli di papà, in quanto debuttò al non modico prezzo di 199.000 lire nel 1990/91 (io sono onesto, non vado a fare il figo scrutando Wikipedia e scrivo le cose di getto esattamente come le ricordo, imprecisioni incluse, altrimenti l'intero di senso di questo blog sarebbe falsato), una cifra che per i dintorni del '90 erano bei soldi anche per i più messi meglio economicamente parlando.

Per me, bimbo di famiglia che agli inizi dei '90 era ancora economicamente parlando molto modesta, forse troppo, il Game Boy è stato un miraggio poi ottenuto solo nel Natale del 1994, quando senza Tetris arrivò a costare fra le 89.000 e 99.000 lire e in quel periodo mio padre ottenne finalmente il tanto agognato aumento di stipendio. Come già spiegato in passato sulle due versioni di questo blog, la mia prima console casalinga fu un Atari 2600 Junior ricevuto dalla vicina in una non esaltante busta della spesa priva di loghi, mentre il massimo del portatile erano i videogiochi LCD e nemmeno necessariamente della Tiger. Non vi dico quante moine per farmi comprare da mio padre l'LCD Tiger di Street Fighter II: costava 49.000 o forse 59.000 lire, una cifra improponibile per un pezzo di cacca del genere e mio padre lo sapeva, stando alle mie precedenti esperienze con gli ammenicoli GIG Tiger. Mi rifeci solo molti anni dopo, con Raging Fighter prima e proprio Street Fighter II dopo, entrambi su Game Boy. Ma prima del Game Boy nella mia vita è esistita una parentesi tanto breve quanto angosciante, e questa parentesi si chiamava...

 

 

Sì, proprio lui. 

Il terrificante Supervision di Watara, illusorio già dal primo mitico spot dei primi anni '90 che era una cosa tipo "Senti bimbetto, che cazzo ti credi figo che c'hai il Game Boy stronzetto, io c'ho il videogioco portatile con lo schermo grande, testina! Guarda, vengono tutti a vedere quanto è bello il mio videogioco e non il tuo!".

D'altro canto però, un altro spot di tutt'altro genere di prodotto ci aveva insegnato che "non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello". Insomma, non importa le dimensioni dell'atrezzo ma come lo usi (ehm...). 

 



 

 

 

E così, dopo questa piccola carrellata di pubblicità illusorie anni '90, quelli anni dove forse non è che si vivesse proprio meglio e semmai avevamo un modo di fare le cose meno forsennato (ma soprattutto eravamo legati a quelli che poi sarebbero stati probabilmente i nostri momenti migliori, ragione per cui esiste questo blog, oltretutto), vi racconterò della mia terrificante serie di memorie legate a questo orripilante accrocchio nato già mezzo scassato e dal packaging dei giochi che forse più di ogni cosa è il formato commerciale più vicino al concetto di "mestizia" esplicato dal Doctor Game (in realtà ci sarebbe anche Maolo, ma lui non lo cito perché è brutto e cattivo).

 

 

Era il non precisato giorno di un Settembre del 1994, pochi mesi prima dell'arrivo del Game Boy. 

Il nuovo anno di scuola elementare era appena iniziato e mio padre, conscio del peso sempre maggiore del mio zaino scolastico (pesi titanici giornalieri al quale è miracolosamente resistito e dovrebbe ancora essere da qualche parte lì nel ripostiglio, mentre la mia schiena invece non ha avuto la stessa fortuna essendo già allora soggetta a forti dolori), decise di farmi un regalo che avrebbe dovuto fungere da spinta motivazionale. Ricordo solo che la sera precedente del fattaccio, prima di andare a letto, mi disse la fatidica frase che i bambini tanto amano:


"Domani al ritorno da lavoro ti porto a prendere una cosa".

 

Inutile dire che il me di quasi 9 anni era eccitatissimo e impaziente del ritorno di suo padre, il quale arrivò e disse "Andiamo!". Mio padre era solito portarmi da un grosso negozio di giocattoli, videogiochi e articoli per l'infanzia situato nelle zone periferiche del centro città tarantino, tale Montera (che lui era solito chiamare "Montero" e far così salire in me le mie prime, precoci rabbie da piccolo Grammar Nazi), ma stavolta non fu così. E già sudai freddo. Rimanemmo in paese, mi portò in un piccolo negozio di giocattoli (poi sostituito prima da una ferramenta e oggi da un Wine & Food) situato in uno dei viali principali: pensavo che volesse solo comprarmi qualche giocattolo, ma no. Entrammo e disse "Tieni, ti compro questo! Scegli un gioco, anche se uno è già incluso!".

Quel "questo" era il Watara Supervision e il gioco che scelsi era tale Earth Defender. Ciò che sia allora che tuttora mi sorprese di me stesso era l'assoluta freddezza con cui accolsi l'intera situazione. Mio padre era come orgoglioso di tutta la faccenda, io ero più sull'attenti e ricordo ancora che pensai una cosa tipo: "Ah quindi è questo il Supervision! Mmmh, quel packaging dei giochi mi sa di paccottiglia, ma mai dire mai!". 49.000 lire le console, 19.000 il gioco. Sarebbero risultate le 68.000 lire mai peggio spese fino ad allora, ma andiamo per gradi.

 

Ma prima.. CURIOSITA' A CASO! 

Lo sapevate che il Supervision ebbe anche un altro logo e innumerevoli altre versioni dai nomi differenti nel Globo tipo Travell-Mate e Tiger Boy (questo solo in Cina)?

 



(l'ultima foto è presa dall'antro a tema Supervision di Diskman)

Forse sì e forse no, io ve lo dico lo stesso. 

E lo sapevate che esiste un titolo appunto disponibile solo in bundle con l'ultima versione (detta Magnum, questa dovrò dirla al mio caro amico Federico Gori alias Magnum CD-I, chissà come ci rimarrà) della portatile in oggetto, questa rilasciata per il solo mercato americano e il cui gioco, Journey To The West, è uno dei più rari videogiochi disponibili, privo di qualsivoglia box in quanto solo in bundle e soprattutto in grado di girare solo su quella specifica versione della console? Più recentemente il geek bulgaro A2Heaven ha creato una nuova versione della ROM in grado di girare su tutte le versioni del Supervision ed è disponibile sul suo store.

Il Supervision ha avuto anche una homebreew (sì, una sola che io sappia) dal nome di Assembloids, la quale ha mostrato che sotto sotto il nostro cesso a toni verdi era tale a causa dei giochi e non dell'hardware. Ma tranquilli, la qualità della compnentistica e dell'assemblaggio facevano comunque cagare al punto che è davvero raro trovarne uno oggi che sia perfettamente funzionante, anche fra i fondi di magazzino ancora nuovi.

 

OK, TORNIAMO A NOI E AL MIO 1994...  

Ma torniamo a noi e appunto al problema principale, ovvero i giochi. Sapete come girava quell'Earth Defender citato poc'anzi? Così.

 

 

Certo, una immagine fissa da emulatore non rende l'idea ma se aggiungete tale povertà grafica a uno schermo, ovvero quello del Supervision stesso, totalmente incapace di gestire qualsiasi flusso video in maniera decente rilasciando così tonnellate di effetto ghosting al secondo, capirete come mi sentivo nei primi momenti in cui avviai la console. Già il packaging non era un gran vedere, ma il gioco vero e proprio era persino disastroso. Vediamo se lo trovo in movimento su YouTube così rende più l'idea.

 

 

Ricordo benissimo come credetti di colpo che i miei occhiali da riposo si fossero rotti o qualcosa del genere, e invece era il gioco a essere il problema. Non ero minimamente contento della situazione, la tipica gioia incontrollata di un bambino era totalmente assente mentre mio padre entrava sporadicamente in camera mia a controllare se mi stessi divertendo con quel "coso". Beh , io in vita non ho mai saputo fingere e mio padre notò subito qualcosa che non andava a giudicare dal mio sguardo (difficoltà offerte dallo schermo a parte).

Ricordo come fissò i giocattoli attorno a me come per cercare un qualsiasi altro punto da fissare che non lo facesse sentire in colpa, poi mi disse di andare a letto che si era fatto tardi e che, magari, il giorno dopo avrei potuto portare il videogioco a scuola per farlo vedere ai miei compagni di classe.

E CIO' ERA PROPRIO QUELLO DI CUI AVEVO PIU' PAURA! 

Sia chiaro, io da bambino ero vittima di bullismo e lo fui fino a 16 anni più o meno (poi iniziai a picchiare io i bulli, ma queste sono storie che lascerò per altri post). Quella notte non dormì, terrorizzato dall'impatto che un simile accrocchio avrebbe costituito agli occhi dei miei rissosi compagni di classe. Giuro, non dormì un minuto e lo ricordo ancora molto, molto bene.

 

(il giocaccio incriminato nel suo "fantastico" box, foto prelevata da eBay)

 

Arrivò la mattina, mia madre si premunì di mettere la console, non certo piccola, nella tasca del mio zaino già strapieno di libri, quaderni, astucci e merendine. Arrivò l'intervallo, tutti i più fighi tiravano fuori i loro Game Boy per far sbavare gli altri compagni di classe. Io respiro, mi faccio coraggio e tiro fuori il mio Superschifo. 

Immediatamente vengo notato da qualcuno in classe.

Beh, non fu proprio bellissimo. Ricordo che il tizio di fianco me lo sfilò di mano per perculare quella cagata di sparatutto zoppo dai suoni atroci che scelsi la sera prima, poi lo passò ad un altro suo amico, poi un altro e così via. Le manacce unte dei mocciosi, i quali durante l'intervallo ingurgitavano merendine senza lavarsi le mani, avevano riempito l'ìntero schermo di ditate, che riuscì con non poca fatica a rimuovere senza creare graffi (o almeno così ricordo). Vederlo in quello stato fu uno schifo nello schifo, una vera umiliazione ulteriore di un bambino che veniva già da una delle famiglie più modeste della classe.

Ricordo un fatto che mi spezzò veramente in due il cuore di bambino: accesi il Supervision in una specie di "dai, adesso ti ridarrò dignità e vedrai che ci divertiremo assieme" ma dopo due minuti di lacrime trattenute poi scoppiai a piangere fino a farmi venire un forte mal di testa, sia a causa del trattamento subito che di quel cesso di dispositivo con gioco appresso. 

Non per fare la vittima, ma fu davvero bruttissimo...

La mia maestra chiamò mia mamma temendo stessi male tipo i miei soliti dolori alla schiena e quest'ultima venne a prendermi per portarmi a casa. Appena fui costretto a spiegare la situazione a mia madre, lei prima cercò di rincuorarmi dicendo che era tutta una ragazzata, poi accese il Supervision per provare il gioco incluso (Crystball, lei era un'amante dei giochi puzzle e dei flipper, passione che mi ha poi trasmesso negli anni sin dalla tenera età) e se ne uscì con un deciso "Questo coso fa male agli occhi, fallo portare indietro!".

Non ho mai capito se le facesse davvero schifo o se fosse semplicemente trainata dalla spiacevole situazione, ma la verità non la saprò mai dato che mia mamma purtroppo non c'è più e, anche se ci fosse, subito si sarebbe mai ricordata di una storia del genere. 

Appena arrivato a casa mi salì una leggera quanto rapida febbre a causa dei pianti. Mio padre arriva a casa, mia madre gli spiega tutto e lui urla "Beh, passata la febbre? Misuratela che se non ne hai più si torna e vediamo se te lo sostituiscono!".

Tornammo nel negozietto e, scontrino del giorno prima alla mano, la cassierà rivelò che era già il terzo che tornava indietro pertanto che non li avrebbero ordinati più. Altri tempi, prima le cose venivano sostituite più facilmente e sulla fiducia (almeno dalle mie parti) ignorando del tutto le ditate degli altri bambini spalmate poche ore prima sullo schermo. 

Scelsi in sostituzione dei giocattoli, non ricordo quali di preciso sinceramente e la cosa mi sorprende, dato che ricordo benissimo tutto il resto, ma ricordo vagamente due packaging dei The Real Ghostbusters e qualcosa di bello grosso a tema Turtles.

Solo pochi mesi dopo, a partire dai primi giorni del Dicembre 1994, cominciò un lungo "avvento natalizio" che mi fece capire come avrei ricevuto il Game Boy quel Natale. Mi vennero a prendere da scuola a causa della schiena dolorante come mio solito e mi ritrovai a casa, poggiato sul muretto della cucina, il gioco Game Boy di Indiana Jones. L'emozione fu talmente grande che mi aiutò a sopportare il tremendo dolore alla schiena che stavo provando quel giorno.

Insomma, ecco la mia esperienza col Supervision.

A rigiocarlo oggi (ne ho due modelli in uno scatolone, e sono lì proprio perché non più funzionanti) non è proprio la peggiore cosa esistente al Mondo, ma se riportate il tutto in un contesto squisitamente anni '90 forse potreste coglierne i lati spigolosi e tragicomici. Sì, oggi fanno sorridere ma all'epoca facevano piangere perché, non dimentichiamolo, eravamo solo dei bambini e quelli erano i nostri problemi (a patto di non essere nati in qualche Stato dell'Africa centrale, lì credo che i nostri problemi sarebbero stati ben diversi).

 

COSA CI INSEGNA QUESTA STORIA?

Che innanzitutto i bambini possono essere delle vere merde e gli anni '90 non facevano eccezione. 

Il revisionismo storico di oggi poi, che di solito rivaluta persino la merda come valida cioccolata alternativa del discount, lascia il tempo che trova e in alcuni casi è solo una stronzata da hipster completisti. 

Il Watara Supervision, se mai avesse dei meriti (e sono certo che li ha), sicuramente questi sono da ricercarsi in altre parti del globo dove il Game Boy era realmente troppo costoso se non addirittura non ufficialmente disponibile, non in quelli dove il Game Boy è esistito pure da noi. Poi, noi ex-bambini degli anni '80 e '90, eravamo troppo suscettibili ai brand ed estremamente manipolabili: quindi un ragazzino che gioca col Gig Tiger è figo mentre uno che ha un clone del Game Boy è oggetto di scherno senza scrupoli? Signore e signori, gli anni '90 dove "si stava meglio"!

Insomma, dipende. 

Inutile che vi parli dei terrificanti giochi del Supervision, cloni fatti male dei più popolari titoli dell'epoca. Credo che la mia esperienza da bambino sia centomila volte più significativa delle solite liste, cose per cui in tutta onestà credo esistano posti migliori su internet rispetto a questo blog. 

Bene, torniamo al font normale..

E col ritorno al font tradizionale come sempre vi ricordo che la pagina Instagram di Cyberetropunk è sempre presente. Il link per eventuali donazioni (sottolineo EVENTUALI, non è assolutamente obbligatorio e il blog resta GRATUITO) con annessi messaggi di insulti allegati è il seguente: PayPal. Vi rigrazio per qualunque cosa possibile. Tornerò a scrivere al più presto come sempre caldo permettendo (cosa che nei mesi estivi qui dalle mie umide parti è un problema essendo che sono un poveraccio e pure sprovvisto di condizionatore), e come ho già anticipato nei prossimi mesi ci saranno delle sorprese... cose belle, ma belle davvero!

CIAO DA JOE! 👾

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