Il vero significato della nostalgia dopo una perdita importante...

Il senso di questo articolo potrebbe non essere dei più felici ma, per via della ragione di esistere dello stesso, sarà anche ragionato e il meno triste possibile...

Pochi giorni fa ho perso mia madre.

E' venuto a mancare uno dei perni della mia vita così, più o meno di colpo, dopo quaranta giorni di agonia, sia sua che nostra: la cerimonia che ne è conseguita ha svuotato le finanze mie e di mio padre e ci ritroviamo così, di colpo, con l'acqua alla gola economicamente parlando. La differenza coi videogiochi in tutta questa storia è che noi, a differenza dei videogiochi, abbiamo una vita sola e il Game Over è dietro l'angolo. Anzi, a paragonare il tutto a un preciso videogioco, direi che siamo esattamente paragonabili alla versione per NES di Double Dragon III (qui il link alla vecchia versione del blog): una sola vita ed è finita. 

Al sol' pensare che la vita sia paragonabile alla versione meno pessima di un gioco pessimo, rende il tutto estramente agrodolce: ho realizzato questo paragone esattamente mente scrivevo, nel pieno spirito di tutto ciò che riporto in questo mio blog infarcito di retro, vintage e nostalgia perlopiù.

E qui ci siamo: la nostalgia.


Sono le stesse, identiche foto condivise nel precedente post solo che oggi, rispetto all'ultima volta, tutti questi oggetti assumono un significato completamente diverso. Viviamo in una società che ci vieta di pensare alla morte e che impone nei nostri pensieri solo cose belle, "solari e positive", proprio per scacciare da noi pensieri angusti. Il problema è che la società è di tutti, ma non per tutti: cosa direste a un povero senzatetto? Di essere positivo?! Lui probabilmente vi manderà a fanculo, quindi voi cosa farete? Lo denuncereste? Vorreste togliere lui l'ultima proprietà rimasta fra le sue ormai consumate mani di ciò che aveva un tempo? Il nostro sistema di cose è ipocrita alla base, ma talvolta necessario.

E' la nostalgia che ci accomuna, noi tutti. Possiamo essere ricchi da fare schifo così come poveri senza limite, ma intanto sono gli oggetti ciò che ci ricordano ciò che siamo stati un tempo e quel che siamo oggi, volenti e nolenti. 

Oggi, fisso quel Darkwing Duck e ricordo mia madre in auto, sul viaggio di ritorno, mentre rideva mentre mi sentiva ridere a mia volta. Vedo quel "Guerra Spaziale" e la mia mente va inevitabilmente a mia madre, la quale era lì al mio fianco mentre la figlia della vicina mi regalò quell'oggettino per fortuna ancora oggi funzionante. Vedo quel Ghostbuster e penso a mia madre da piccolo mentre mi vestiva al mattino prima di andare all'asilo e io, testa dura, sempre con quel pupazzetto in mano a complicare le cose. Vedo quel videogioco Tiger di Guerre Stellari e ripenso a tutte le volte in cui mia madre ripuliva i giocattoli che lasciavo per terra e, urlandomi contro, mi rimproverava imponendomi giustamente di rimettere tutto a posto. 

Sarebbe giusto liberarsi di questi oggetti? Dovrei accantonare tutto e andare avanti?

Entrambe le opzioni sono plausibili, ma alla fine per indole scelgo la prima.

Dovrei farmi cadere la lacrimuccia? Oppure sarebbe meglio solo fissare ogni oggetto con un sorriso, pensare un "Grazie di esserci stata, Mamma" e andare avanti tenendo sempre loro al mio fianco?

Entrambe le opzioni sono plausibili, ma alla fine per indole scelgo la seconda.

 

Piangersi addosso non serve a nulla nei momenti normali, figuriamoci in quelli in cui è doppiamente superfluo.

La perdita mi ha fatto realizzare che forse non ero una persona così pessima come credevo di essere, però le mancanze lavorative pesano moltissimo sulla psiche e sull'autogiudizio in questa società. 

 

Ho realizzato solo ora che non ho mai davvero ascoltato il mio maestro di Yoga, nonostante costui mi abbia sempre insegnato di non autogiudicarsmi, di lasciar' correre le cose come devono andare e che, quando è possibile, solo la volontà può cambiare l'esito di alcune di essere. Alcune, non tutte. Io volevo cambiare il Mondo, solo che il Mondo ero io.

Non nel senso che io sia egoista, tutt'altro, anzi la perdita mi ha insegnato come la gente effettivamente mi percepisse come una persona sempre disposta ad aiutare il prossimo (me ne vergogno, ma un mio compare ha avviato una raccolta fondi in mio aiuto e, più del danaro, a sorprendermi sono i messaggi di apprezzamento nei miei confronti da parte di molti dei sostenitori), mentre ero io a non percepirmi come tale, mi sentivo sempore inadatto come se non riuscissi mai a dimostrare ciò che ero: credetemi, la disoccupazione è davvero una brutta bestia. Non lasciate che la società vi faccia sentire diversi, che vi possa portare a odiare addirittura voi stessi.

Non lavorare non significa che non vogliate lavorare.

Non lavorare non significa automaticamente essere delle pessime persone.

Le pessime persone sono, semmai, tutti coloro che hanno fatto sì che siate potuti arrivare a pensare ciò di voi stessi. Non per vittimismo, non perché è sempre colpa di qualcun altro ma perché è così, punto e basta.

 

Il vero male della società sono i soldi. Sempre e solo loro, che ci tramutano in bestie e, per allacciarmi al discorso retroludico tanto caro a questo mio blog, è per questo che i nostri cari, amamti Retrogames assumono prezzi fuori da ogni portata: ormai questo ambito è inumano.

Io ho capito di tenere davvero solo a poca roba, quella che conta davvero. Tutto il resto probabilmente continuerò a volerlo dare via. Ed è la stessa solfa del precedente post e di molti altri pubblicati sulla vecchia versione di questo blog. Adesso scusatemi, ma devo andare a cercare una copia di Midnight Magic per Atari 2600, un gioco che mia madre adorava tanto e con cui abbiamo passato tanto tempo assieme, ai tempi delle mie scuole elementari. Questa rientra, strano a dirsi, tra le cose per me necessarie (credo possiate capire...è da un anno che, temendo il peggio, volevo acquistarne una copia...): ecco, vedete? La nostalgia sta colpendo! Queste cose non ci ridaranno il tempo perduto nè tantomeno le persone a noi care però, volendo, possono rappresentare un modo per tenerle sempre con noi, anche se magari non è proprio la stessa copia usata da noi da bambini, probabilmente data via in uno dei tanti scambi tipici dell'età fanciullesca. Sono un simbolo. Per fortuna il consumismo con la sua conseguente produzione di massa ci viene incontro, una volta tanto. 

 

Allo stesso tempo però, non conviene farsi sommergere dalla nostalgia: non ne vale la pena, non conviene sommergersi di oggetti perché maggiore è la quantità e allora maggiore sarà il dolore. Serve moderazione in ogni cosa, e io alcune volte mi sono allontanato da quel concetto. L'importante è capirlo, meglio tardi che mai.

La nostalgia dovrebbe avere un concetto positivo, non annichilente.

Non sempre il passato era migliore, l'oggi è un traguardo di ciò che è stato ieri.

A presto, quando ritroverò le forze per scrivere qualcosa che non sia la solita solfa di ora...

Il Cyberetropunkster!

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