Cyberetropunk Speciale - Una manciata di secondi in grado di cambiare una vita intera
Non è facile scrivere quello che sto per scrivere.
Vi avviso che siete persone sensibili è meglio non proseguire oltre, soprattutto perché non avrò peli sulla lingua né rimorsi.
Non so nemmeno se sarò in grado di farlo: darò la priorità al caso, all'impulso del momento, perché sento se non lo faccio è come se mi mancasse qualcosa. E da ieri ho capito che se vuoi fare qualcosa e puoi farla allora falla altrimenti te ne pentirai, seppur ammettendo che si spera che rimanga qualcosa di te dopo questa esistenza su questo pianeta ormai alla deriva.
Nella loro banalità, fra le varie immagini disponibili nella rete non ho scelto quei tre cuori di cui uno vuoto a metà a caso: volevo esattamente un numero N di cuori dove l'ultimo risultasse vuoto a metà, come un sistema cardiaco infangato che purtroppo non può pompare al massimo di come potrebbe fare. E questo ero io ieri.
😓 IL PREAMBOLO 😓
Dai 4 ai 6 secondi il mio cuore ieri si è fermato. Un infarto.
"A chi, a me?!" ancora domando a me stesso, col lato più razionale di me che ancora fatica a realizzare. In realtà non ho ancora realizzato, sto pensando a molte cose. Sapete, si dice che quando si è prossimi alla fine una persona riesca a rivivere in pochi attimi tutto il percorso di una vita. Io invece ieri, dopo essermi ripreso logicamente da un fortissimo stordimento, ho cominciato immediatamente a pensare a cosa volessi farne della mia vita e cosa essa stessa avesse significato se fosse terminata proprio qualche ora prima di allora. Non ho saputo darmi risposte e grazie al cazzo direte voi, dato che ero ancora mezzo stordito e non riuscivo nemmeno a stare in piedi.
Come è successo? E che ne so? So solo che mi ero chinato per spegnere la ciabatta a cui era collegato il minuscolo PC da cui sto scrivendo ora: nel rialzare il capo, un senso di stanchezza mai provato prima mi assale. Segue un forte dolore al petto con la sensazione che lo stomaco mi stesse per schizzare fuori dalla gola, col braccio sinistro che di colpo diviene totalmente formicolante; non riesco a respirare e perdo i sensi, mi accascio sulla scrivania e chiudo gli occhi suppongo per qualche secondo. So solo di essermi infatti ripreso pochissimi attimi dopo, rialzandomi dalla sedia pur rendendomi conto che non ce la facessi assolutamente a stare in piedi, scappo in bagno e vomito. Mi tocco la fronte, ho la febbre. Il mio viso era talmente pallido dal non distinguerlo a momenti dal celeste chiaro di cui sono fatte le mattonelle del bagno. Mi trascino fino alla cucina, mio padre nota il mio colore non certo incoraggiante e riferisco lui del mio forte dolore al petto. Ero sudato. Viene chiamato di urgenza il 118. Non ci sono dubbi: l'ECG mostra una anomalia, sì piccola dal non temere più nulla di grave, ma allo stesso tempo in grado di farmi obbligatoriamente portare al Pronto Soccorso dell'ospedale più vicino. Non avevo scelta. La cosa verso l'ospedale è stata per me un inferno: avevo dolori e fastidi ovunque e non solo più al petto che si traducevano in degli strani "sobbalzi" del mio corpo, a tratti vomitavo mentre la febbre saliva e scendeva come su delle intricate montagne russe. Rilevatore battiti attaccato e mascherina ossigeno all'occorrenza, non appena alzatomi dalla barella produco un... ehm, simpatico "rumore da cavernicolo" in forma orale (detto in parole povere, un rutto spaventoso) che fa intendere subito allo staff medico di cosa soffrissi, e le varie lastre con annesse analisi lo confermarono: il mio stomaco sta male, perennemente male e non è curabile, è una brutta sindrome. Come la colite ma sullo stomaco e ciò non è buono, soprattutto quando ne soffri di entrambe. La cosa aveva portato il mio povero cuoricino tutto muscoli a pulsare più del dovuto, affaticandolo al punto da costringerlo a fermarsi per qualche secondo per poi ripartire. Certo è ripartito, ma è lo stop che mi è costato troppo. Da qualche giorno avevo un affanno crescente con tanto di numero battiti sproporzionato alla pressione man mano che passavano le giornate che mi allontanavano dalla fine della bruttissime bronchite di cui ho sofferto fino a tre settimane fa. Ecografie totali profumatamente pagate ma nulla di fatto, nessun problema a carico dei polmoni come temeva inzialmente il medico di famiglia. Nessun problema fino a ieri, appunto. E che problema. Era lo stomaco a fare danni, contro ogni previsione medica possibile.
Ho una malattia legata al reflusso, ma una seria. Zero scherzi. Ti innalza i battiti e non è curabile, non buono. Ma che mi piaccia o meno dovrò convinverci. Così come già convivo con colite cronica, ernie non operabili su diversi punti della mia colonna vertebrale, ginocchia indebolite, scoliosi irrecuperabile, labirintite (derivata dalle ernie al collo nello specifico, che ricordo non essere operabili) e diverse patologie del sangue. Ora pure questa: tosse, tachicardia, digestione difficoltosa, disturbi circolatori che ieri speso abbiano raggiunto un apice non più raggiungibile. E lo affermo con un bel po' di paura addosso, non lo nego. Anche perché questa Italietta del cazzo ancora non mi riconosce una qualche forma di invalidità, essendo incapace di performare un lavoro in condizioni normali. "Ma lei sta bene" mi dicono alcuni dottori poco attenti. "Ma dai, devi solo trovare la tua dimensione e cerca di sorridere" mi dicono altre persone. Ma sì, fin quando non capiterà a voi che poi vedremo quanto cercherete di sorridere e, soprattutto, quanto starete bene. Li vedremo davvero.
🎮 SONO UNA CONSOLE B-STOCK 🎮
Sono una console B-Stock. Il mio corpo ha problemi e mi tocca accettarlo.
Sempre meglio dell'anello rosso della morte come la cara "X360" insegna. Ho problemi col mio futuro e se il vedermi non accettato oggi mi crea ansie e problemi, figuriamoci il futuro. Ma da oggi chissenefrega del futuro.
Chi desidera questa console B-Stock? Può ancora divertire nel senso che può ancora vivere, ma a condizioni penalizzate. Magari può far girare i giochi, ma si surriscalda presto pertanto sarà necessario interromperli prima del previsto. Magari ha la scheda madre un po' così quindi durerà di meno di una sua sorella perfettamente sana a livello di ciclo vitale e, se vivrà, lo farà sempre e soltanto alle condizioni imposte dal suo parto non perfettamente riuscito. Un po' come me, che nacqui appunto in condizioni difficili. Però vi assicuro che, difetti a parte, per chi merita riservo sempre un trattamento di serie A. E poi sono appunto un essere umano e non una console, posso ancora creare cose, fare. E lì arriviamo al discorso principale...
⚔ SI PUO' COMBATTERE DA ZOPPI? ⚔
Ecco. E' questo che mi chiedo ininterrottamente da ieri.
Sono ampiamente zoppo e devo comunque combattere.
Come Link, ma senza Link. Direi più un Toxic Avenger ma senza la figaggine cucita attorno.
Eppure dentro (pur non amando la saga di Zelda) mi sento come Link. O qualcosa del genere. E devo comuqnue combattere, per cui tiriamo fuori dalla nostra saccoccia la spada e lo scudo...
Combattere, che bella parola. Anzi, che parolona.
Soprattutto quando non hai alcuna principessa Zelda da salvare. A cosa ti servono allora lo scudo e la spada? Per te stesso. Come se finora non avessi semrpe combattuto, il che suona un po' come una umiliazione la quale, a livello personale, pesa come un macigno.
Sta a te trovare la "tua" principessa Zelda mi ripeto sempre, ovvero quel qualcosa che possa portare a te la vera felicità. Ed è lì che ieri ho realizzato che forse, sotto sotto, una mia "principessa Zelda" la porto già con me: in primis alcune cose che ho in casa, forse solo vani oggetti, ma sono oggetti a cui sono legati momenti e relativi ricordi di persone vere e alcune in particolare di cui non posso proprio dimenticarmi. Ho persone che mi vogliono bene davvero e che fino a ieri poco avevo considerato. Forse è solo questo presente in cui si ha talmente tutto a portata di mano che ci fa scordare a vicenda di ciò che già abbiamo, questa corsa sfrenata al qualcosa in più che non ti serve molto più tossica rispetto a quanto non si usava già proporrre negli anni '80 e '90 che oggi molti di noi provano un senso di nostalgia spesso puttana.
E la nostalgia è spesso quella sensazione inutile che spesso sì ti porta a vedere ipocritamente le cose belle di periodi che magari di davvero bello avevano ben poco, quindi in quei casi è puttana, ma a volte è anche quel tepore elargito dalle persone che magari non ci sono più per davvero a differenza mia, e che hanno contribuito a fare di te quello che sei oggi. Ma anche cose che rappresentano me in tutto e per tutto senza per forza rimandare a qualcuno che non sia io. E' banale come il sedersi sulla tazza del cesso lo so, ma giuro che fino a ieri vedevo le cose solo in maniera più dispregiativa e i miei vecchi post lo confermano. Di sicuro ciò influenzerà il mio atteggiamento alla vita nei giorni a venire. Il tutto in attesa del futuro. Ma in fondo non è già questo il futuro, ovvero aver capito e accettato un cambiamento?
E' da ieri che ripenso a vecchi videoclip musicali, spot pubblicitari, il tutto mentre attendevo i biscotti della nonna che oggi non c'è più magari. Ripenso a quelle serie animate e brani musicali che ho finalmente realizzato quali precisi aspetti del mio carattere hanno poi influenzato. Forse se la mia vita fosse finita ieri, sarei da qualche parte a dire in giro che forse la mia vita terrena non è andata così male. "C'è di peggio" al posto del solito "Che merda", e mai fino a ieri avrei mai pensare di voler vedere il bicchiere mezzo pieno, oppure i lati positivi di quella console mezza scassata ma a suo modo ancora funzionante. Funziona, è quella la cosa più importante.
Sono rimasto un sognatore, soprattutto. E la cosa forse è coerente col mio essere squattrinato, spesso addirittura al verde: non puoi essere un sognatore ed essere pieno di soldi, altrimenti ora sarei un qualcosa di pazzoide tipo Elon Musk. No grazie, preferisco restare me stesso a questo punto.
Ma sono anche rimasto sempre molto timido.
E ricordate sempre che alle persone a cui volete bene basta dirglielo.
Io spesso non l'ho fatto, ma ora mi tocca rimediare. Timidezza puttana, qui puttana e basta.
Magari anche solo con un gesto, se proprio non ci riuscite con le parole. E vale più di mille parole. Questo post è un atto di bene verso quel "qualcosa" che fa di me un Link e che rappresenta la mia "Principessa Zelda". Ed è da queste cose che capisci che stai andando avanti come persona a che se è davvero, davvero difficile rendersene conto. Quattro, sei secondi al massimo. Ma ora sono qui a riconsiderare e rimettere in gioco tutto senza però affannarmi, evitando di additarmi colpe su questioni dove so che, pur avendo fallito, non ho colpe perché ci ho comunque provato e so di avere la coscienza a posto: mi va benissimo così.
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Vi rigrazio per qualunque cosa possibile.
Tornerò a scrivere molto presto., anche perché la cura durerà un bel po' e dovrò restare a riposo perlopiù a casa.





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