"L'insostenibile leggerezza dell'essere" VERSUS "L'insostenibile pesantezza dell'internet"

 Rieccoci, con un post talmente da blog da far esplodere un eventuale bloggometro!

Si parla spesso di bolla speculativa, e le bolle esplodono prima o poi.

Ogni cosa nasce, cresce, muore come  nella natura dell'universo e della materia dentro di essa. Si associa spesso la bolla speculativa ai cosiddetti "retrogames", ovvero i videogiochi delle nostre infanzie che (purtroppo e per fortuna all'unisono) non torneranno mai più, oppure ai fumetti, agli oggetti d'arte e tutto ciò che genera consumismo: dentro tale contesto trovo veramente strano che nessuno, fino ad ora, abbia mai pensato anche al solo immaginare una bolla speculativa che, come nella tradizione del vecchio spot della Banca Mediolanum (vale come nostalgia?), è costruita attorno a te.

Smartphone. Computer. Google & Android, le cui sole alternative sono rappresentate da Google & Microsoft oppure Google & Apple con i loro annessi sistemi operativi come nel caso di Android. A ciò, aggiungiamo un persistente bisogno, spesso immotivato, di generare interessi nel prossimo il quale si tradurrà inevitabilmente in profitti, ovviamente ai danni dei nostri risparmi. Nel mentre aggiungiamo i social: ce ne sono di svariati, da Facebook a Instagram passando per X (ex-Twitter) e TikTok, una lista da supermercato dove puoi decidere tutte le sfumature dei tuoi sfoghi da essere umano inserito in questo bolla consumistica che non smetterà mai di esplodere fin quando non continueari sistematicamente a cliccare, comprare, generare. 

BOOM! IN LOOP.

Clicca, compra, genera. All'infinito. 

Non scoppierà. Semmai, probabilmente scoppierai te. Forse.

A me è successo.

Solo pochi giorni fa parlavo di cosa fino a pochi mesi fa stava accadendo al mio sistema mentale, quindi quel post può fare da prequel a quanto leggerete se ancora non lo avete fatto. Se non avete intenzione, beh sappiate che mi ero beccato una bella sindrome depressiva totalmente demotivante, socialmente destabilizzante ed emotivamente distruttiva, ragione per cui lungo questi interminabili mesi nessuno, cioè io, scriveva più qui sopra. Costantemente mi leggeranno in trenta forse, ma almeno dieci di quelle tre decine mi hanno contattano per chiedermi come mai il blog fosse immobile, come mai la mia collaborazione con Arcade Story, tanto sbandierata dal sottoscritto, non fosse ancora iniziata. Beh, allora rispondevo dicendo che ero impegnato, cosa che in fondo una menzogna non era, dato ch'ero impegnato a fare pace col mio sistema nervoso! Il sistema nervoso scoppiò a causa di...

TIC-TAC! TIC-TAC! ...

Non ho detto TikTok, bensì mi riferisco al battere delle lancette dei secondi di quelle cose chiamate orologi che quasi nessuno utilizza più! 

Beh taglio corto col ticchettio: a causa di INTERNET!

Internet! Internet! INTERNET!

URLATELO A VOCE ALTA, CAZZO! INTERNET!

Urlate a voi stessi "INTERNET MI STA ROVINANDO LA VITA!".

 ...

 

Ci riuscite? Lo avete fatto? Siete ancora vivi? Consapevoli del peso delle parole oppure prendete tutto con la stessa frivolezza di un post Instagram intasato di tag alla disperata ricerca di visualizzazioni verso una vita che, a prescindere da 0 o milioni di likes e commenti, resterà sempre afflitta in un vuoto fisico che il digitale non colmerà mai?

Bene, se siete ancora vivi v'insegno in tutta modestia una parola: Burnout! Non è il gioco della PlayStation 2, bens' un qualcosa di ben più serio e complesso che prende il nome di BURNOUT MENTALE!

Ecco a cosa stiamo andando incontro oggi come tante prede inconsapevoli, il fottuto Mental Burnout! Il nsotro cervello infatti, assimila così tante informazioni non necessarie che, per quanto non necessarie, suscitano comunque reazioni quali gioia, dolore, frustrazione, insicurezza, ansia, paura. Cosa notate di positivo in tutto ciò? Sì, all'inizio ho scritto "gioia" ma quella dura 5 secondi 5 che sono comunque meno di "10 morsi 10" della famosa pubblicità Cucciolone anni '90: STARETE MALE. Non è un augurio, davvero, ma la realtà dei fatti che troppo pochi in comparazione conoscono.

E se sono arrivato a starci male io, che con internet o meglio coi social (purtroppo il vero internet di oggi... ) ho sempre avuto un rapporto-non-rapporto, nel senso che me li facevo andare bene, figuriamoci chi ne fa un uso sostanziale per la propria stessa vita fisica...

Tutto ciò è annichilimento mentale! Una risorsa quale Internet tramutata in un veleno tossico.

 

IO MI SONO ROTTO DI ESSERE UN PRODOTTO NON SOLO DI GOOGLE MA ANCHE DI VOI ALTRI, VOI TUTTI. ROTTO DI ESSERE UNA PEDINA DI TRAGUARDI ALTRUI CHE A CONTI FATTI NEMMENO M'INTERESSANO, PROBABILMENTE FALSATI PER DIMOSTRARSI VERGINI ANCHE SE NELLA VITA SI E' PORNOSTAR, PUTTANONI AL MASCHILE E PUTTANAZZE AL FEMMINILE! 

Accorrete, ce n'è per tutti.

 

La gente lì fuori sta veramente peggiorando. Ok, molti facevano schifo già prima dell'avvento in massa di internet, ma questo presente infarcito di analfabetismo funzionale propagandista del vuoto immerso in una salsa di generatori di opinioni non richieste sta implodendo come i cervelli di chi, scrivendo spesso sgrammaticamente qualcosa, si sente importante. Non importa quanto tu sappia, quanto tu sia acculturato: scrivilo, anche se sgrammaticato. Di colpo la tua persona virtuale si scontrerà con legioni di tuoi simili pronti a darti ragione, a sfancularti, a darti del genio o del fallito, del maestro di vita o dell'ignorante. Chi avrà ragione? Ma ovvio, quello che vuoi sentire tu! Internet non è più luogo di accettazione, di scambio culturale, no: l'accettazione e a convenienza, lo scambio meglio se a guadagnarci siamo noi. Ego, ego, EGO! Dosi di ego traversate come fiumi di bile fuoriuscente da un fegato all'eccesso che in realtà è la nostra mente e la bile sono i nostri pensieri spesso totalmente fuori luogo. Non parlate se non sapete. Non comprate se non avete soldi. Basta correre e per di più dietro a tutto, prendetevi il vostro tempo per fare le cose che a correre troppo poi ci si fa male: basta poco e bene, un tempo ben investito. Se parlaste e spendereste meno non avreste che da guadagnarci, sia per il prossimo che per voi stessi.

 

Le opinioni di tutti su tutto non servono e poi davvero, la vostra vita andrà avanti lo stesso, soprattutto se avete lo stesso QI di un tostapane. Ma col QI di un tostapane si piò anche vivere bene, basta solo non pretendere di credere di potersi atteggiare nell'avere un QI da dotto studente universitario, voi che già non studiavate a 18 anni perché preferivate inchiappettarvi la pecora del nonno lì in cortile e senza protezioni. 

 

Vivere alla base tecnicamente sarebbe molto più facile anche se comunque una merda, è il complicarsi tutto con algoritmi infarciti di cazzate a renderci la vita stessa ancor' più una merda!

Non puoi dire nulla che suito il tuo Smartphone "ti ascolta": visite dall'otorino, vacanze, messe nere, videogiochi, puttan tour, tutto e di più di tutto. Capre al pascolo da inculare, esattamente come quella pecora che Mister QI Da Tostapane adorava fottersi a 18 anni, solo che qui le parti sono invertite. Queste non sono proposte per migliorare la tua vita, o meglio talvolta lo potrebbero essere, ma siamo proprio sicuri che nel mare di indubbi vantaggi conferiti dalle attuali tecnologie sia davvero, a conti fatti, migliorato qualcosa nella vostra vita?

Come dite, non lo sapete?! E ci credo, non lo so io e dovreste saperlo voi?!

Pensando, analizzando, abbiamo solo più cagamenti di cazzo. 

Basta tutto, è tutto così pesante.

Internet è come YouTube: sta implodendo! Un esempio tutto YouTubbaro? Legioni di canali novizi che vorrebbero "insegnarti" cose che sai già, che altri canali prima di loro hanno già ripetuto mettendoci forse anche più personalità! E' lo stesso motivo perché la musica spesso oggi fa cagare: la IA, per quanto abominio da sterminare dai tempi (purtroppo non più così) immaginari di Skynet, è lo specchietto delle allodole che puzzano di fogna, l'ecceso del grasso che cola della modernità. Ciò che manca è la personalità, appunto. La musica elettronica, ad esempio, la si fa con le macchine, ma sono le idee a rendere ogni cosa umana. Oggi mi sembra che tutti utilizzino lo stesso sintetizzatore utlizzando sempre lo stesso medesimo suono di preset del banco memoria, non so se rende la fottuta idea del senso di noiosa monotonia! Lo sento che mancano emozioni e sentimento vero, non sono sordo: SONO ONESTO. Non è che sono di colpo divenuto un boomer demmerda che dà contro ai "giovani che non vogliono lavorare" (perché lavoro saltuariamente pure io e per certi versi sono ancora per poco sotto gli 'anta, sarebbe un controsenso e pure un fuoristrada), è che prima o poi ci si scontrerà inevitabilmente con tutto ciò, sia loro che tu con loro.

La Generazione Z ha tanto, ma spesso non sfrutta un cazzo. Però ti svelerò il motivo: sveglia, non è colpa loro! 

Hanno tutto troppo comodo, hanno troppo, e gestire troppo semplicemente... non lo gestisci! Ecco perché i migliori "Gen Z" che conosco sono quelli manuali, che si rimboccano le maniche per restare umani e non dei pappemolla incollati ad uno Smartphone, in pratica come lo sono a conti fatti anche certi 'anta che però, genialmente, si lamentano dei giovani che paiono essere la colpa di tutto! Capito dove voglio arrivare? Capito?! Non ci siete arrivati?!

 

Beh, se no allora spegnete per qualche ora l'associazione invisibile che lega il vostro cervello allo Smartphone. Se non riuscite, andrà meglio la prossima volta. Sono positivo, io che sono umano. Sono le grandi compagnie che vogliono il contrario. Forse poi capirete molte cose.

 

Riscoprite la fisicità non solo dei videogiochi ma anche di VOI STESSI. 

Basta col digitale e col digitalizzarsi all'eccesso: se il server chiude, va via per sempre sia il videogioco che quell'alter ego che credevate essere voi stessi. Distanziatevi dal superfluo. Non sono un fottuto Guru della Fuffa, sono uno che sta cercando di farcela. E voi? Di voi si potrebbe dire lo stesso? Io non lo so, io chiedo, poi la risposta naturalmente sta a voi.

 

E adesso vado, che la prossima volta vorrei parlare di videogiochi o di qualcosa di bello. Non so come, quando, ma non appena sarà il momento, si farà.

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