Mestizia Natalizia 2025 - Capitolo 2

 

Risalve risalvino internauti cyberetropunkettoni,

come ben sapete siamo in un periodo un poco particolare, particolare ma fastidioso che si ripete per di più ogni cazzo di anno fra canzoncine mielose per aspiranti diabetici, luci multicolore a intermittenza per facilitare lo sbobinamento testicolare, cosplayer da abitante lappone in sovrappeso che girano per le strade sbraitando rumorosi campanacci, pazzoidi in frenesia da regalo verso gente di cui il resto dell'anno non gliene frega un cazzo...

Sì, è Natale. Ed eccoci col secondo episodio di "Mestizia Natalizia" (link al primo episodio), il primo format blogghettaro che elenca tutte le cose personali o meno più brutte, discutibili e semplicemente angoscianti del Natale! Immagine di copertina, daje!


Attenzione: potrebbe rievocare cose brutte magari similmente vissute da voi altri. Io vi ho avvisati.

C'era una volta e ancora una volta il giorno di Natale. Ma questa volta NON QUEL giorno di Natale, quel Natale bello. E sì, perché c'è sempre quel Natale, o meglio quel regalo, che non dimenticherete mai. Il mascheramento più lercio e misantropico che si nutre di illusione e più precisamente della vostra di illusione, inutile dirlo.

Sia chiaro, premessa grossa quanto una casa, anche se questa risulti costituita da legna e fieno: io apprezzo e ho sempre apprezzato qualunque regalo, anche i tanto odiati pigiami. Solo una cosa proprio non tollero come regalo di Natale e mai tollererò, ma forse ve la spiegherò strada facendo.

Perché una casa di legna e fieno? Lo scoprirete presto!

(non scrollate altrimentio vi perdete il brutt... ehm, il bello)  

Natale 1996. 

Questo è un momento particolare di quel Natale che non dimenticherò mai. 

Ero come al solito nel Salento. 

Ero arrivato da poco quel giorno, quindi come al solito ero a casa dei cugini (o meglio degli zii) a infarcirmi lo stomaco di biscotti (non natalizi bensì solo biscotti, pura merda industriale degli anni '90... aaah, noi sì che siamo dei veri sopravvissuti), alterarmi la vista con le console da gioco del cugino le quali, inutile dirlo, erano sempre migliori delle mie e, soprattutto, ammirare quei pacchi regalo posti sotto l'albero di cui inevitabilmente uno era per te.

Ma no, non era QUELL'albero a preoccuparmi, né tantomeno QUEI regali.

Ma durante quelle specifiche ore della tarda mattinata nemmeno ancora sapevo che, a partire dal giorno dopo (era il 23 Dicembre, in attesa del cenone coi parenti della Vigilia), mi sarei ritrovato a temere per davvero il contenuto di un pacco regalo. 

E qui, credetemi, non sto scherzando.

Lo shock fu tanto, fu forte. Ma andiamo con ordine.

La giornata del 23, che ricordo benissimo quell'anno essere un lunedì, passò come una specie di classico antipasto delle Feste verie e proprie. Anzi, ricordo benissimo di come quel sabato, ultimo giorno di scuola, sarebbe stato una festa nella festa dato che, dopo la consueta Domenica, il mattino della settimana entrante sarebbe stato quello della partenza verso la meta delle Feste di ogni anno ovvero il Salento. 

Arriva il 24 e, lo sappiamo e sarebbe pure inutile ribadirlo, da bambini o ragazzini ci si prepara mentalmente alla lunga nottata quasi in bianco fino al giorno dopo. Si va avanti, indietro, di corsa fino al paese vicino per cercare magari gli ultimi regali, quelli dell'ultimo minuto magari da regalare a quella persona o parente minore a cui, davvero, forse sembrerebbe davvero male non rifilare qualcosa, anche solo una bottiglia di qualche alcolico scadente del discount.

 

IN FONDO...

CONTA IL PENSIERO...

NON E' VERO? 

  


Ahia, forse non è sempre vero, eh? 

Lo sappiamo tutti che questa cosa ha un range dinamico talmente esteso a seconda dei casi che davvero, porca la Troia Mannara, si farebbe davvero prima a non dirla mai.

Beh, arriva il tardo pomeriggio della Vigilia. Tutti i cugini di parte materna sono a casa di mio cugino a sfondarci nuovamente di... no, niente biscotti, ma solo "pupazzate" e videogiocate sparse. Era una tradizione in quelli anni, da quelle parti della famiglia. Si passava il pre-cenone tipicamente da mia zia, coi parenti intenti a blaterare di cazzabubbole un po' a caso, per poi passare la cena vera e propria a casa di qualche cugino per me di secondo se non proprio terzo grado (raro, quest'ultimo caso).

Arriva il momento del cenone quindi, stop ai giochi, si va!

Quindi daje, carichiamo i pacchi nelle rispettive auto ed ecco che, una volta posti sotto l'albero della casa dove si sarebbe tenuto il cenone, neanche troppo misteriosamente si moltiplicavano. Era la magia data dalla somma dei regali da parte di tutti. E per me era scontato: in mezzo a quei pacchi vi era raramente qualcosa per me. Ma ci stava, a me interessava passare la serata in compagnia (davvero) e ci stava anche che i parenti di secondo e terzo grado giustamente non pensassero poi a quel cugino di secondo o terzo grado di parentela un po' rachitico. Lo capivo, davvero. 

Eppure ogni tanto qualcosa per il sottoscritto saltava fuori, sebbene rarissimamente.

Quindi, nuova premessa: i regali di zii diretti e relativi cugini di primo grado diretti al sottoscritto restavano a casa di questi per poi essere distribuiti ai corrispettivi interessati il giorno di Natale vero e proprio a casa di mia nonna (nonna che mi manca tantissimo ma ahinoi, la sindrome di Matusalemme pare essere appunto solo una leggenda).

Ebbene sì, quell'anno, in quel 24 Dicembre 1996, vi era un pacco per me.

Un pacco dall'incarto rosso, un rosso acceso e intenso, che arrecava il mio nome scritto a mano sulla carta stessa. Mittente ancora ignoto: per tradizione costui o costei era solito/a rivelarsi una volta giunta la mezzanotte, quando i regali venivano distribuiti.

Fu la prima volta in cui mi capitò questa cosa, cioè ritrovarmi un qualcosa a me indirizzato lì in mezzo, eppure per qualche strano motivo accadde. Era un regalo grosso, pesante. Soprattutto pensando alle mie esili mani e sempre comparando il tutto alla mia altezza fuori norma del me di 11 anni appena compiuti. Passai l'intera serata a cercare di carpirne la probabile essenza, quel pacco era una cosa nuova ed emozionante, date le vicissitudini, per me: era troppo leggero per essere una console da gioco (oh, la mia fissa è sempre stata questa e se su questo blog parlo perlopiù di vecchi videogiochi un motivo ci sarà), ma in fondo davvero leggero non era. Poi, fra una sessione di gioco coi cugini e una visione fugace a qualche di scena del Nightmare Before Christmas (non ricordo se in programmazione o da VHS) che girava in TV, ogni tanto mi chinavo (bei tempi in cui ancora potevo farlo, mica oggi) per sbatterlo. Nessun rumore.

Era una scatola, ma non si capiva cosa contenesse.

Poi, di colpo, il suggerimento: ecco, sì! Un pacco delle medesime dimensioni e del medesimo peso, pure le medesime fessure al tatto, faceva intravedere nel caso di quell'apparente pacco-clone dalla carta vagamente trasparente, una discreta meraviglia: IL GAME BOY!

Inutile quindi stare lì a pensare ulteriormente: se il peso coincide, la forma pure e persino le scanalature, pertanto avrebbe dovuto per forza essere quello! Sì dai, un Game Boy già ce lo avevo, però in fondo "ciù si megl' che uan" ci insegnava un famoso detto degli anni che furono, no? Magari era la versione con Tetris, e a me Tetris come gioco mancava.

DAJE, E' FATTA!

Tempo di cena: fra antipasti, primi, secondi e contorni la mezzanotte sembra non arrivare mai nonostante tutto. Spesso noi giovini, da bravi manigoldi, eravamo soliti alzarci da tavola per fare bellamente i cazzi nostri, con tanto di rispettive controparti genitoriali pronte a elargire sculaccioni e sganascioni (no, non sono la stessa cosa credetemi). Le undici di sera arrivano e cazzo, quell'ora di distacco dalla mezzanotte sembra non passare mai. Cazzo, mancano finalmente pochi minuti a mezzanotte!

Daje! Era ora! Finalmente avrò il nuovo secondo Game Boy nuovo fiammante!

Dajeeee! Auguri qui, auguri lì, bacini e carezzine, ma ora bando ai convenevoli perché...

E' ORA DI SCARTARE, CAZZO!!

Si presenta l'autrice del regalo, tale Zia Elle! 

La frenesia ci stava facendo impazzire a tutti, che periodo di vita che fu, quello lì! 

Prima ammiro il cugino di secondo grado di turno scartare il suo Game Boy che...

Sì. O meglio no.

NON ERA UN GAMEBOY.

Era un Game-qualcosa. Una taroccata LCD bruttissima. Roba da Brick Game insomma.

E già capisco l'antifona, comincio a temere per il mio pacco.

"Vabbè dai, è comunque un videogioco penso!"

Scarto, scarto e...

Quella scatola! QUELLA FOTTUTA SCATOLA NON ERA UN GAME-COSO!

Era... non era nulla! Era una semplice scatola di carta  neutra, bianca, che serviva a contenere il vero regalo. Vero regalo che si rivelò essere...


SI'.

Questo libro, questa copertina, questa edizione.

Giallo come l'ittero.

E sì, pesava tanto. 

Ricordo ancora quei momenti che, davvero, furono per me abbastanza brutti. 

Io ovviamente feci riso felice a gioco mesto, ringraziai la zietta che comunque, rispetto a tutti si impegnò per regalarmi qualcosa. Sì, è un libro. 

<< Grazie del libro zia, vedrò di leggerlo in questi giorni! >>

E lei esaltò quel libro come chissà cosa che, per carità, sarà anche un classico ma era, ve lo assicuro, l'edizione più errata da regalare a un ragazzino di 11 anni: caratteri piccoli, pagine spessissime e peso abnorme.

Provai per davvero a leggerlo quel libro dato che, come vi dissi, a casa mia non si butta via nulla. Ma niente, non ci fu verso. Quella mia zia il mattino successivo mi chiese se avessi già iniziato a leggerlo. 

Le dissi di no. In realtà era un sì, ma non ebbi il coraggio perché fu comunque il primo regalo mai ricevuto da una parente che non fosse strettamente di primo grado. E non ci fu verso di farmi piacere quella edizione.

Zie Elle oggi non c'è più eppure, nonostante lo shock causatomi dalla cosa, vorrei avere ancora quel libro con me. 

Conservo oggetti che oggi rappresentano pilastri di vita ben peggiori, come ad esempio il basso elettrico regalatomi da mia madre poco prima che costei venisse a mancare (e che, ironia del destino, mi fu consegnato proprio il giorno in cui lei finì in ospedale), eppure questo libro tuttora non lo trovo. Ricordo benissimo di essermelo riportato a casa, anche grazie al suo peso imponente. Mio padre è convinto che stia ancora in casa, e forse ha ragione. 

In tutte queste cene di Vigilia coi cugini di vario grado ricevetti in tutto solo quattro regali in quattro occasioni diverse: un CD musicale, un porta CD a forma di lattina, un portapenne rosa trasparente a forma di teschio e quel libro. Solo quel libro forse non è ancora con me. E onestamente la cosa a pensarci pesa un po'.

Domattina mi metto a cercarlo, sarà stato anche un brutto colpo ma mi ha insegnato che nella vita non sempre si può ottenere che quel che si crede e che le brutte sorprese, di qualunque portata, possono essere sempre dietro l'angolo (motivazione alla base della mia ansia cronica).

Ma soprattutto, quel libro era comunque meglio di quel Game-coso.  L'interessato mi disse di come smise di funzionare dopo soli 4 giorni. Anche quella è mestizia.

Quel libro oggi suona come un "La Capanna della Mestizia" e quel Game-coso, al massimo come un... beh, se non è un Game Boy, allora è un Game Boh! Anzi, era. Solo che di zia Elle di ricordi ne hai, ma di paccottiglia del genere no. Ed è sicuramente meglio così.

Ed ecco la seconda esperienza agrodolce di questo Mestizia Natalizia 2025...

Ovviamente la pagina Instagram di Cyberetropunk è sempre presente. Il link per eventuali donazioni natalizie o non-natalizie con annessi messaggi di insulti natalizi allegati resta il seguente: PayPalAlla prossima breve storiella infarcita di mestizia natalizia. Vi aspettano tre episodi in tutto, a prestissimo.

CIAO DA JOE, LA MENTE DIETRO CYBERETROPUNK! 👾

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