Verytex: il Recca per Mega Drive oppure solo cilecca?

Saaaaaaaaaalve Cyberetropunkettoni!

Lo so, lo so, non so se vi sia effettivamente mancato o meno (ma chi voglio prendere in giro, ovvio che no) però mancato in senso di presenza lo sono stato eccome, dato che non scrivo qui sopra da oltre tre mesi. La ragione è che sto vivendo da tempo un periodo molto poco positivo a livello di salute pertanto il blog, che è ovviamente una cosa fra le tante a cui mi dedico dove nessuna di queste, per ovvie esigenze, prende mai il sopravvento sulle altre, devo quindi suddividere il poco tempo a disposizione fra le varie cose appunto. 

Nel mentre ho anche compiuto 40 anni. Avrei voluto "celebrarli" con un post sul blog ma, per ovvie questioni di importanza in merito all'argomento (oltre che per i problemi di salute citati poc'anzi), preferisco farlo quando avrò davvero assimilato questo passaggio, un passaggio che a mente lucida posso dire che sta continuando a cambiarmi non poco pertanto diamo tempo al tempo. A proposito di tempo e di blog, il tempo per esso è tornato, quindi oggi parliamo di...

 

 

Verytex!

Un nome che sa di farmaco tipo sciroppo per la tosse, di crema antizanzare, di compagnia tecnologica generica tipo quelle robe nipponiche specializzate in robotica ma no, questo nome appartiene a uno semisconosciuto sparatutto sviluppato da Opera House e pubblicato nel 1991 da Asmik su Mega Drive e che, già dalla copertina, si presenta così...

Ambedi oh! Appena avviati i preliminari e già abbiamo un campione supremo delle copertine di merda, visto? Adesso voi ditemi, per carità, chi cazzo mai avrebbe mai comprato sia oggi che allora un videogioco con una copertina così di merda? Chi dico io, eh? CHI?!

Che cazzo esprime questa copertina? Chi cazzo era il grafico dagli occhi a mandorla adibito a tale scempio di inespressività? Persino quella di quello splendido showpiece di Recca per Famicom aveva qualcosa che sì, magari non era il top dell'espressività, ma per essere stato un software pubblicato in fretta e furia per un contest nipponico, direi che fa la sua porca figura!

Il paragone col capolavoro a 8-bit di Naxat Soft non casca a caso: sebbene questo sia venuto dopo tale Verytex, hanno in comune il fatto di essere due shoot-em up. Ah sì, e un design delle navicelle tanto "giappo-futurista" quanto estremamente generico, una colonna sonora da paura e l'assenza di qualsiasi tipo di storia o sequenza introduttiva in-game. Davvero, in Verytex non c'è un cazzo di tutto questo, solo una schermata introduttiva costituita da un "Start", un "Continue" e poi nulla di nulla. 

Nessuna opzione, nessuna storia, nessuna modalità extra o sbloccabile, nulla di nulla appunto: si parte e si trucida a suon di armi del più disparato genere la feccia aliena pixellosa che compare sullo schermo. Stop. Al massimo una specie di fenice sullo sfondo contornata da fuoco e fiamme. Fantasia portami via. Tutto troppo blando anche per essere un qualcosa pubblicato nel 1991. E gli effetti di scrolling multidirezionale in-game, quando ci sono, risultano troppo accesi come contrasto proprio come nell'immagine qui sotto presa direttamente dallo stage iniziale: il risultato è che spesso sarà appena possibile distinguere i nemici dallo sfondo che scrolle all'impazzata. E se si perde una vita, si torna al check-point. Ahia.

In verità una storia Verytex ce l'ha eccome, ma pare sia esplicata unicamente nel libretto la quale, tradotta dal giapponese, suona pressapoco così:

 

"Gli umani hanno sviluppato la capacità di colonizzare altri pianeti e hanno iniziato a farlo con grande successo, dato che non è stata ancora trovata alcuna forma di vita extraterrestre. Un giorno, tuttavia, le forze armate del prospero pianeta Syracuse si rivoltano contro la sua popolazione senza un motivo apparente, e tocca a te e al combattente Verytex fermarli e scoprire il perché."

 

Anche qui, originalità portami via ma va bene dai, è uno sparatutto, cazzo ce ne frega, basta che si spara. Parlare infatti di Verytex come un gioco da rubrica in stile "L'Angolo delle Merdaviglie" sarebbe infausto nei suoi confronti, proprio perché Verytex non risulta essere particolarmente brutto né particolarmente bello ma al massimo mediocre, una mediocrità però a suo modo convincente. Una cosa particolare e complessa ma allo stesso tempo banale. Un po' come quelli alunni che fanno bene un po' tutto ma senza eccellere davvero in linea generale dato che in alcune materie vanno a 6 meno meno fisso, altre 4 e mezzo, una in particolare 8 e il resto tutti sempre 6 meno meno, però nessuno di sognerebbe mai di dire che quell'alunno sia un cattivo alunno, semmai solo un po' troppo nella media, un po' furbetto al massimo a suo modo. Ecco, Verytex è così e quell'8 lì in mezzo è la musica, davvero eccezionale e ad opera di Hitoshi Sakimoto, compositore di numerose colonne sonore di titoli sempre per Mega Drive ma ad opera di Data East quali Midnight Resistance, Captain America & The Avengers oppure Two Crude Dudes fra i tanti, con tanto di effetti sonori presi pari pari prorprio da Midnight Resistance al punto che, se si è già a conoscenza della versione Mega Drive del classico Data East, la cosa potrebbe lasciare straniti mentre Verytex scorrerà su schermo. La colonna sonora può essere legalmente scaricata da qui.

Mostroni come questo qui sopra, rigidamente bloccati nei loro pattern di movimento, sono una delle tante cose che secondo me Recca copierà a tavolino dal filone spara-spara-giappo-giappo (soprattutto perché, schiattandoci spesso contro, mi son beccato un bel Game Over a centro schermo mentre lo stronzone ancora si muoveva, fatto che mi ha immediatamente portato alla mente Recca per Famicom nello specifrico) però facendole nel miglior modo possibile , mentre Verytex ha solo eseguito il suo compitino da sparatutto come tanti, con una bella colonna sonora, un comparto grafico altalenante, un sistema di potenziamento di fuoco senza nulla di speciale e degli effetti sonori che sanno di già sentito. E già, il comparto grafico.

Graficamente infatti, siamo davvero a livelli zoppicanti. Il gioco sfrutta la modalità a bassa risoluzione del 16-bit Sega forse anche per non sovraccaricarla eccessivamente dato il numero abbastanza elevato di nemici su schermo, ma gli sfondi vanno dall'eccessivamente animato come nel caso del primo stage a quelli scarsamente moventi come quello qui sopra. La differenza di dettagli fra navicelle, ben disegnate, e gli sfondi blandi non crea proprio un bel vedere. E i continui rallentamenti non aiutano. Il ritmo di azione di Verytex non è certo frenetico come un Recca ma comunque godibile, una via di mezzo fra R-Type e lo stesso Recca.  E proprio da R-Type alcuni nemici e sfondi prendono ispirazione, generando ibridi tecno-genetici figli alla lontana del compianto H.R. Giger, seppur in maniera meno netta rispetto al classicone targato Irem.

Il sistema di fuoco è il classico: si parte col classico sparo a raggio ridotto e senza scudi e,  sin dalle prime battute, sparando alcune navicelle assai kawaii otterremo l'agognato potenziamento di fuoco e soprattutto il preziosissimo scudo, il quale ci regala ben due colpi extra per ogni potenziamento di difesa recuperato. Come giocabilità il titolo si basa sui soliti "prova e riprova" sì tipici del genere, ma che qui abusano un po' troppo delle cosiddette "trappole per principianti" fra boss che esordiscono direttamente con un bel laserazzo a centro schermo e ondate di nemici che richiedono obbligatoriamente qualche tentativo per poter essere affrontate senza indugi. E a proposito di indugi, ne capiteranno tanti perché Verytex è tosto, non tosto quanto un R-Type, uno Star Soldier (toh, ficchiamoci dentro un paragone nuovo ogni tanto) o soprattutto un Recca, ma a suo modo è comunque bello tosto. Soprattutto i canonici, tostissimi boss di fine livello, i quali hanno tutti l'aggravante di richiedere troppo tempo e proiettili per poter essere abbattuti. Il vero problema ai danni della nostra poca (almeno per me) pazienza è che, come già detto, per ogni vita persa si viene portati al check-point, e per ogni stage ce ne sono solo due per cui buona fortuna. Ma l'aspetto più straniante di quando si perde appunto una vita è che noi per indietreggiare indetreggiamo, però la musica intanto continua senza pause, generando un loop di frustrazione abbastanza bizzarro in senso negativo. E' come se gli sviluppatori sapessero che l'aspetto migliore fosse proprio la colonna sonora pertanto niente, NIENTE può fermarla al contrario delle vite a vostra disposizione!

Verytex è quindi solo questo: un decente sparatutto in esclusiva nipponica, raro e quindi costoso per ovvia natura speculativa, con una colonna sonora fantastica e un tutto il resto che nel migliore dei casi possiamo definire "perfettamente normale". Diciamo che la non esaltante copertina lo descrive perfettamente, musica a parte. La fortuna più grande di questo titolo è di non essere stato pubblicato su PC Engine, piattaforma dove ne sarebbe uscito con le ossa meccatroniche ancora più rotte, mentre su Mega Drive guadagna punti stima e, pur non potendo competere con un Thunder Force III o addirittura un IV, risulta godibile a suo modo pur restando un titolo assolutamente ancorato nell'ordinario. Non è un titolo che, contrariamente a Recca, spreme la macchina ma tutt'altro: è normale, anzi spesso sotto media. Ruba da qui, prende ispirazione da lì, miscela tutto alla meno peggio e ci ficca dentro pure qualche banalità di programmazione visiva non da poco (tipo i già citati effetti di scrolling multiplo senza contrasto alcuno) figlia di una palette di colori troppo satura.

Ma Verytex è questo, prendere o lasciare.

Brutto? No, ma nemmeno bellissimo sebbene incalzante a suo modo.

Da riscoprire? Credo che un amante del genere possa trovarlo appagante in quanto rappresenta comunque una sfida, non estrema, ma una sfida è comunque una sfida.

Difetti? Tanti fra piccoli e meno piccoli, ma il più grande è sicuramente il suo prezzo, il quale gira attorno ai 150€.

Insomma, possiamo dire che anche stavolta il Mega Drive non avrà il suo Recca e Verytex da tal punto di vista fa anche un po' cilecca, ma di suo non fa nemmeno troppo schifo!

 

Ed ecco quindi la fine di questo post nella media, esattamente come Verytex, in attesa di post più elaborati e soprattutto delle "cose belle" che vi ho sempre promesso ma che per via dei motivi citati in introduzione, ovviamente, ancora non posso portarvi.

A prestissimo (spero).

E anche per oggi siamo alle fine, alla prossima cari miei Cyberetronauti!

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CIAO DA JOE! 👾

 


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