PlayStation: 30 anni di pirateria e non sentirli...

 

 

Giappone, 3 Dicembre 1994...

In questo giorno di 30 anni, tre decadi, sei lustri fa, nel Sol Levante veniva rilasciata colei che rappresentò la console più spartiacque della storia dei videogiochi tutti, un evento paragonabile solo alla rinascita del settore videoludico grazie all’avvento del Nintendo Entertainment System nel 1985.

Ovviamente stiamo parlando della prima PlayStation di quei geniacci di Sony.

Dal 1985 al 1994, grazie alla rinnovata strategia di Nintendo nel rilanciare il settore del gaming casalingo su console, ne passò di acqua sotto ai ponti, e la creatura di Sony, oltre a risultare un mostro generato dalla testardaggine di Nintendo stessa (suvvia, la storia della Nintendo PlayStation e dell’add-on per Super Nintendo oggi la conosciamo tutti… ) quando quest'ultima decise di fare la testa di cazzo lasciando Sony col culo a terra e prostrando le chiappe a Philips (tesi comunque non scritta della vera Genesi della PlayStation), riprese anche quel modo stronzo di fare marketing pubblicitario che fino a pochissimi anni prima di allora era tipico di SEGA.

Ricordate quella genialata pubblicitaria tanto “cringe” quanto bizzarra del P.A.P.S., ovvero il Partito Anti Play Station? Gli spot sboroni e colorati che oggi fanno tanto Anni ‘90? La bambina sinistra con gli occhi storpi che lacniava inquietanti messaggi motivazionali? Beh, ciò avveniva a partire da 30 anni fa e…


Ecco, sì, questo è il blog di uno stronzo e credo si sia capito dal linguaggio che di solito adopero. E difatti tollero poco i discorsi nostalgici fini a loro stessi, soprattutto quando questo hanno poche o zero basi di realismo su cui basarsi, come ad esempio quella convinzione tutta zuccherosa ed edulcolorata di finta nostalgia e voglia d’infanzia travisata che porta sempre più persone in una raffinata follia collettiva: “La PlayStation ebbe il successo che ebbe grazie alla qualità del proprio parco titoli!”.


 

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

A parte che il parco titoli PlayStation era composto al 60% da un mix di spazzatura e svariati titoli dimenticabilissimi, risultando quindi inflitto in maniera ancora più pesante rispetto al NES da giochi di qualità fecale (si sa, quando una cosa è di successo, tutti ci si buttano a capofitto e la storia con Atari prima del 1983 dovrebbe averci insegnato abbastanza credo… ), lo sappiamo COSA ha DAVVERO spinto la PlayStation ad avere successo nel Mondo e soprattutto in Italia…

ARRRRRRRRRRRRRRRRRRR! CIURRRRRRRRRRRMA, ALL’ARRRRREMBAGGIOOO!

 TIRATE FUORI I VOSTRI MASTERIZZATORI!

 

Ecco che quindi ho deciso di tirare fuori i più bei ricordi che io abbia legati all’era e al mondo PlayStation in generale. Certo, molti sono positivi e la “generazione PlayStation” l’ho vissuta appieno pure io, ma ovviamente anche nei suoi aspetti rischiosi e negativi. Adesso non farò nomi, non citerò persone e mi limiterò a fare il generico praticamente ovunque, però spero che chi mai leggerà questa roba finalmente si convincerà una volta per tutte delle vere ragioni del successo della grigia console a Compact Disc.

Premettiamo una cosa: i fatti qui descritti oscillano dal primo 1998 al 2002, e ai tempi il sottoscritto viaggiava dai 13 ai 17 anni, pertanto ero minorenne. 

Precisamente, nonostante in famiglia si sia sempre creduto che io fossi il “nipote viziato” della famiglia (o meglio lo abbiamo lasciato chiedere in quanto ci conferiva un’aria più dignitosa rispetto alla ben più economicamente povera realtà) e in famiglia non mancasse nulla per quanto riguardasse il basilare, se volevo il “surplus” tipico della mia fascia d'età dovevo fare da solo, dove “da solo” significava “lavoro extra-scolastico” da fare subito dopo aver finito i compiti. Non mi assumeva nessuna latteria o alimentari come fattorino in quanto tutti quei posti già erano occupati da figli, nipotini e amichetti di famiglia.. già da ragazzino potevo assaporare il gusto del sentirsi perennemente esclusi a livello lavorativo, per cui sapete cosa facevo? 

Beh, tecnicamente sarei dovuto essere un giovane commesso in un negozio dedito esclusivamente alla PlayStation, ma nella realtà poi ero quel “povero stronzo” che stava ogni pomeriggio dietro al bancone di un negozietto non troppo in regola, o meglio succursale non dichiarata di un negozio di giocattoli ed elettronica più grande e quello sì perfettamente in regola: nel 90% dei casi quindi mi riducevo a essere l'omino che prendeva le “ordinazioni” dei clienti, spesso gente di una ignoranza superiore che chiamava “Cool Boarders 2” come “Cull broders due", spesso addirittura uomini di legge che nel marasma generale risultavano corrotti e sporchi almeno quanto me, piccolo scagnozzo che stava lì dietro perché aveva disperatamente bisogno di soldi per comprarsi cose come videogiochi, giocattoli o generalmente cose da ragazzino (con parte di quei soldi presi anche un motorino Ciao semi-funzionante per 100.000 lire), tutte cose non necessarie per vivere ma fondamentali per rendere quella fascia d'età la più indimenticabile di ogni vita che si rispetti. 

La PlayStation, o meglio il mondo che stava dietro al suo ben più interessante panorama del chip di modifica “universale”, ha dato da mangiare a molti di noi. Spesso le CD label dei vari CD-R marchiati Verbatim, TDK, Koch o nei peggiori dei casi Princo, arrecavano le scritte più fantasiose: la più indimenticabile di tutte, “Scusateci Sony ma… SIAMO DISOCCUPATI!”.

In quella specie di negozietto avevamo sì cose fighe tipo una bella vetrina, un bel box PlayStation vuoto eretto in alto, delle periferiche in bella mostra fra cui Memory Card, multi tap, joypad sia Dual Shock che di terze parti (i vari Xtreme e merdame affine che di solito davamo ai nostri compagni eterni secondi giocatori… ) e, soprattutto, i giochi. Quelli veri intendo, quelli originali. Passavano gli anni ma, col senno di poi, fino alla fine restarono sempre quelli: Earthworm Jim 2, Herc’s Adventures, WipEout 2097 in versione Platinum, Fifa ‘98, Psybadek, Formula 1 ‘97, Puzzle Bobble 4, Rosco McQueen, Bust a Groove, Spice World e qualcos’altro che ora sinceramente non ricordo, ma comunque poc’altra roba.

Restarono sempre lì, rigorosamente sigillati. Prima presero polvere, poi la muffa. Sul serio, ma per fortuna restarono sigillati fino all’ultimo giorno in cui rimasero esposti, che coincise anche con la chiusura del negozietto per cause di “forza maggiore”.

 

La ragione era questa: NESSUNO VOLEVA GIOCHI ORIGINALI.

PRECISAZIONE EXTRA MA FONDAMENTALE: io alla gente  le cose "vere" le proponevo, era la gente che non le voleva. Tecnicamente ero un commesso come tanti, erano le cose oridnate a risultare "speciali". Capito? Chiaro? Possiamo procedere? Ok, vamos amigos!


La gente dalle mie e da altre parti VOLEVA i giochi masterizzati. Solo quelli.

Voleva la modifica, e quindi vai di offertone di PlayStation con modifica inclusa con gioco omaggio a 200.000 lire. Poi quel gioco fu di default tramutato in un “ ...con FIFA gratis!”, tanto tutti sempre quello chiedevano. 

E sui giochi originali? Beh, erano un segnale. E ora entriamo in uno dei lati più loschi a cui PlayStation doveva purtroppo la sua fama al periodo.

Il gioco che spesso dalle mie parti si trovava nelle vetrine d’ingresso di negozi di elettronica, informatica, giocattoli, videoteche e persino tabaccherie era Spice World: la ragione era che non costava un cazzo e serviva come segnale del tipo “qui masterizziamo giochi della PlayStation” verso i passanti all'esterno. Se non ci trovavi quel dannato giochino tozzo delle Spice Girls al massimo ci trovavo uno o più giochi Platinum, sempre perché appunto costavano poco e servivano unicamente come specchietto per le allodole. Ai primi tempi andavo da un mio vicino che masterizzava l’impossibile e ottenevo tutto ciò che volevo al prezzi di 20.000 lire a gioco, il tutto nel mio medesimo palazzo e senza nemmeno il bisogno di uscire più di tanto da casa! Tempo tre o quattro ore, il tempo di togliersi di mezzo altri ordini e poi mi recavo nuovamente da lui, soldi nella sua mano e gioco nella mia mano. Poi arrivò il turno della videoteca, la quale oltre ad offrire una lista di giochi decisamente più ampia era anche decisamente più conveniente sia nei prezzi, 15.000 lire a gioco (ai tempi 5.000 lire per un ragazzino erano decisamente un risparmio, altro che le 5€ di oggi), che nelle tempistiche di attesa, dove al massimo attendevo mezz’ora e il gioco era pronto. E nel mentre potevo anche giocare alla PlayStation messa lì per uso pubblico, una vera pacchia. Ma presto per me le cose cambiarono, non volevo pesare sui miei per le mie esigenze da ragazzino e decisi di chiedere in giro nel vicinato per qualche lavoretto. Lo trovai. Ed è quello ciato poche righe più sopra: quello del vucumprà col culo al caldo in un negozietto.



Infatti poi arrivò il turno di “entrare nel business”, con un amico che mi offrì l’invitante posto di “garzone del bancone” dalle 5 del pomeriggio alle 8 e mezza di sera dove avrei solamente dovuto servire i clienti, un "servire i clienti" che come già detto era perlopiù un continuo bisogno di prendere ordini, andare nel retro e lasciare ogni lista al collega perennemente intento a masterizzare roba. Si vendevano anche molte periferiche, anzi moltissime fra controller, Memory Card e Multi Tap, tipicamente tutta merdosa di terze parti dato che all’epoca nessuna badava alla qualità, si voleva solo giocare a “Cull Broders Due” nel modo più economico possibile. E ovviamente le PlayStation, tutte rigorosamente modificate e con FIFA ultima versione incluso. Per me, 50.000 lire alla settimana quando andava bene, diversamente 25.000 o 30.000 lire. Per un ragazzino che aveva appena intrapreso le scuole superiori andava bene. Mi portavo anche i compiti da casa, così finivo tutto senza pressioni. Una pacchia. Ma la pacchia durò poco.

 


La prima volta in cui mi ritrovai davanti gli agenti della Guardia di Finanza dediti ad un controllo dell’attività non sapetti cosa fare, ricordo che cominciai a sudare restando paralizzato. 

 

Quella prima volta la mia sola fortuna fu che dal “laboratorio” uscì il figlio del proprietario, il quale richiamò l’attenzione dei due finanzieri nei quali uno dei due esclamò “Noi non abbiamo visto niente!” e poi pose sul bancone un foglietto con i nomi di alcuni giochi scritti sopra. Il tizio andava nel retro, prendeva i giochi (spesso si trattava di titoli comuni con molte copie già pronte), l’agente corrotto prendeva i dischi ovviamente senza pagare, salutava e se ne andava assieme all’amico. 

 

Avevo ancora la tremarella, ma ciò nonostante quel pomeriggio mi si aprì un mondo: tutti sapevano, e gli agenti delle Forze dell’Ordine del posto ci coprivano. Non era un pizzo alla rovescia fatto da agenti corrotti, o meglio loro richiedevano solo un certo compenso per dover perennemente mentire ai loro capi affermando di come in quell’attività fosse tutto in regola. Anche loro avevano una PlayStation, avevano figli, avevano interesse nel portare loro nuovi giochi, quindi che se ne approfittassero della loro posizione quandp chiamati ad esercitare il loro dovere mi pare il minimo. Anzi, meno male...

Mi abituai alla cosa. Non appena entravano finanzieri, carabinieri o poliziotti, cosa che avveniva abbastanza spesso, al tradizionale “Noi non abbiamo visto niente” e dintorni io sorridevo, prendevo il foglietto e avvisavo i miei capi che “era arrivato il commendatore” (nostro nome in gergo per descrivere un agente delle autorità), prelevavo i dischi e li salutavo ringraziandoli della “gentilezza” (di coprirci le spalle). Insomma, era comunque corruzione bella e buona. Però ciò significava anche che persino le Forze dell’Ordine avevano le PlayStation modificate in casa, sappiatelo. Loro lavoravano, e nel mentre permettevano a pirati come noi di lavorare.

E si lavorava sempre più, al punto che il negozio principale ci permise di comprare altri computer con relativi masterizzatori. Uno di essi connesso anche alla rete e dove girava il popolare programma di scambio P2P WinMX, da dove si era soliti scaricare le immagini disco di altri giochi appena usciti o comunque non in lista. Con una connessione Modem ci volevano giorni o addirittura settimane, a nel 70% dei casi ce la si faceva a completare il download prima o poi. Volevi un gioco non in lista, spesso all'ultimo grido? Nessun problema, se uno dei miei colleghi di altre attività a noi amiche già non lo possedeva, se mi trovi altri quattro amici ci permetti di rientrare nelle spese nel gioco e potremo così farti il gioco, sia a te che ai tuoi restanti amici! In quei casi a vendere l'originale facendolo ordinare ci provavo, DAVVERO, ma non sono mai riuscito a vendere un gioco originale in quei quasi quattro anni persi lì dentro.

Una sera, qualche giorno prima delle Feste di Natale del 2000, ricevemmo la visita di agenti diversi dal solito, facce mai viste prima. A me riprese la cagazza della prima volta, quando uno di loro mi chiese “Tutto in regola qui?” io risposi “Insomma, si vende poco… ”. Mi fissò per qualche secondo, poi il silenzio (rotto solo dal sottofondo sonoro di quel FIFA che girava perennemente in sottofondo nella PlayStation accesa da cui spesso organizzavamo tornei con spesso in palio una Memory Card di terze parti) venne interrotto dal mio capo, quello grande, che esordì direttamente con “Buonasera agenti! Cosa desiderate? Controlli?”. Uno di loro rispose...

 

 “Sappiamo che è tutto in regola, pertanto faremo finta di non avere visto nulla.”

 

Frase che tradotta significava che sapevano tutto e che volevano dei giochi gratis pur di coprirci. Nel mentre che il grande capo prendeva i giochi, l’agente mi sorrise amichevolmente dicendo “Sveglia ragazzo! Vendete Poco?! Ma su tutti sanno cosa vendete qua, ragazzo! Che ti serva da lezione per la prossima volta che saremmo qua, ok?!”. Io annuì senza dire nulla...

DETTAGLIO: tutte le qui presenti conversazioni riportate fino a ora sono ovviamente tradotte dal dialetto...

Questi erano nuovi, erano della città e non del paese, probabile che ora i controlli arrivassero direttamente dalla Provincia e non solo dalle sedi dei singoli paesi. Ci abituammo anche a costoro, ai loro “controlli” e alle loro richieste. La cosa stava cominciando a farci perdere soldi, anche quando i giochi arrivarono a costare 10.000 lire l’uno, con almeno 150.000 lire perse a settimana da dare ai “controlli” di routine ormai sempre più frequenti. Se ne approfittavano, era chiaro, ma tu non potevi farci nulla, dovevi annuire e stare zitto anche perché eri sporco in partenza. Tutte le attività affini della zona ricevevano i medesimi controlli, da parte della medesima gente.

 

Poi, progressivamente, notai come vi fossero troppe "gazzelle" dei Carabinieri in zona. Ero prossimo al compiere i miei 17 anni, ma già avevo un brutto presentimento. Merito delle piccole esperienza che mi ero fatto, le quali mi avevano permesso di capire cosa spesso fosse normale e cosa no.


Una sera il mio capo mi chiese di visionare il vicino negozio di noleggio e un paio di tabacchini (che effettuavano tutti i nostri medesimi servizi), giusto per controllare se anche lì ci fossero piazzate altre gazzelle. E così fu, gazzelle. Gazzelle ovunque. La cosa cominciava a farmi paura.

Poi un sabato sera del maggio 2002 in uno di questi arrivò uno di loro, il solito controllo farlocco, una delle facce più conosciute, il solito biglietto che arrecava però non la solita lista di giochi, bensì un più inquietante messaggio che potrein descrivere così (l'originale era ovviamente decisamente più abbozzato dal punto di vista grammaticale)...

 

“Da lunedì in poi chiudete tutto, ci saranno dei controlli. Vogliono la galera per voi e tutti quelli come voi. E’ un consiglio, CHIUDETE. E grazie dei giochi che ci avete dato durante questi anni, noi vi abbiamo coperto finché è stato possibile.” 

 

VE LO GIURO, era tutto vero.

Quel corsivo era perfettamente leggibile, tipico di un agente di polizia e dintorni. Mostrai il foglietto ai proprietari che di colpo mi dissero di scappare a casa per poi chiudere la saracinesca: credo proprio stessero smantellarono tutto, fra computer e colonne su colonne di giochi masterizzati.

Non ebbi la benché minima idea di dove cazzo schiaffarono tutta quella roba, e il sapere che potessero persino esserserla ficcata nel culo non mi avrebbe sorpreso tanta era la loro paura e anche la mia, unita alla voglia di non andare più in quel cazzo di negozio (ripeto, nemmeno dichiarato dall’attività principale, noi eravamo i più illegali far tutti lì in mezzo).

Feci comunque in tempo ad informarli che non ci sarei più andato. Il capo ci tenne a farmi comunque sapere che lunedì pomeriggio avrebbero aperto in quanto una improvvisa chiusura avrebbe destato sospetti, e che durante la domenica avrebbe riempito il laboratorio con i pezzi appartenenti ad altre console da gioco, sempre allo scopo di non destare ulteriori sospetti in caso di controlli. Me lo ricordo quel lunedì, mi ero impuntato e passai dal negozio: erano circa le sette di sera e attorno ad esso vi erano gazzelle ovunque e sigilli posti all’ingresso. Evidentemente l’espediente del magazzino ripulito non funzionò, oppure magari qualcuno si era lasciato sfuggire qualche CD-R nel marasma generale venendo così smascherati, non l'ho mai voluto sapere.

Il giorno dopo sui giornali locali comparve la notizia di un maxi-blitz anti-pirateria effettuato in tutta la mia provincia, schiaffato direttamente in prima pagina. 

Mi dispiacque per loro e di come finì, e anche per me fu la fine di un’era. Fu la fine del mio lavoro anomalo che mi era persino cominciato a piacere e che ormai era stato parte della mia vita per quasi quattro anni. Quattro anni nella vita di un adolescente sono tanti, e me ne sono reso conto soprattutto crescendo. Non odiatemi, oggi è facile fare la morale: ero solo un commesso ripeto, ma al periodo un certo tipo di negozi affini all'elettronica lavoravano così, poco da farci.


Negli anni a venire ho poi sempre ripensato a come la clientela fosse l’apoteosi dell’ignoranza (ci chiedevano solo giochi in base alla bellezza della grafica, della qualità non interessava nulla), di come conservo ancora oggi alcune delle riviste prelevate proprio da quel negozietto abusivo, di come approfittando di quelle vetrine vendetti parte dei miei giochi Game Boy a 10.000 lire l’uno (!) completi di tutto (giochi oggi costosissimi come Gargoyle’s Quest, Raging Fighter e Indiana Jones, all’epoca quello era il prezzo esatto per un gioco usato del Game Boy primo modello, essendo gli anni del Game Boy Color) in cerca di facili guadagni extra, di come vivetti tutte le mie prime paure, angosce di vita, i miei primi sudati risparmi.

Le Forze dell’Ordine locali qui facevano lo stesso anche coi vucumprà, gli stessi vucumprà che non si sentivano di sbattere dentro e che avrebbero lasciato andare in cambio di qualche copia masterizzata di Hit Mania Dance e qualche gioco PlayStation. Chi afferma il contrario mente sapendo di mentire. E lì in mezzo la gente che non aveva mai visto nessuno di questi cosi qua sotto, i famosi "giochi originali" erano in molti. Più di quanto crediate, figli di Forze dell'Ordine compresi.


D’altro canto poi, dal lato “ufficiale” del successo anomalo di PlayStation vi era un mio cugino, proprietario di una grande catena di elettronica ed elettrodomestici della sua zona e allora affiliato Sony: vendeva decine di PlayStation al giorno e quasi mai un gioco. Dieci copie di un titolo ci mettevano un anno ad andare via, ma le PlayStation vendevano sempre. Come mai?

(Dopo tutta quest'antifona, c'è davvero bisogno di spiegarlo?! Ok, va bene... )

Beh, facile: la console veniva comprata da lui e poi modificata dal classico negozietto sul modello di quello dove lavoravo io. Inutile dire di come la garanzia prolungata offerta da un rivenditore ufficiale Sony cadesse nel momento stesso della modifica, modifica che spesso avveniva nel giorno stesso dell’acquisto. Il colmo era rappresentato spesso da come alcune spesti nere su gambe prive di neuroni sufficientemente funzionali pretendessero riparazioni su console spudoratamente modificate, con mio cugino o chi per lui intenti nel voler chiamare i Carabinieri sia per la fastidiosa insistenza, sia per la modifica effettuata in quanto illegale.

Chissà cosa avrebbero fatto? Forse chiesto qualche gioco originale in cambio di… di cosa? Ovviamente si scherza, però sono tuttora certo che tutti i figli dei Carabinieri dell’epoca avessero le PlayStation modificate!!

Grazie alla modifica, la PlayStation acquisì uno status di rapporto qualità/prezzo mostruoso che al confronto le alternative scomparivano totalmente! Una console a 300.000 lire tipo il Nintendo64 con giochi che costavano almeno quanto metà della console e per di più su cartuccia senza possibilità di copiare i giochi?! “SIETE IMPAZZITI?!” Il Sega Saturn?! Su Saturn non c’è mica “Cull Broders Due” cazzo e, se ci fosse, non sarebbe mica possibile averlo a 20.000 lire! L’Italia è una Repubblica eccessivamente democratica basata sulla pirateria. Commodore e Amiga hanno fatto scuola.


Quella della PlayStation è stata un’era di transizione necessaria che ci ha progressivamente fatto smettere di vergognarci di essere dei fottuti nerd! La PlayStation è stata la console di tutti, soprattutto degli ignoranti che giocavano a FIFA e “Cull Broders Due”. La PlayStation ha avuto grandi titoli, chi lo nega, è stata una console straordinaria. Ma è stata tale solo per chi appunto, vero Nerd con la N maiuscola, di giochi ne capiva di suo e pertanto poteva capirlo. Per tutti gli altri è stata e sempre resterà la console dei giochi in bustine con copertina sbiadite a 10.000 lire dalla bancarella del marocchino alla festa di paese. Gente che di giochi non ne capiva un cazzo.

 

Ed è grazie a questa gente se la PlayStation esplose a tali livelli in ambito sia italiano che globale.

Il casualone giocava a Gran Turismo per la grafica all’epoca fotorealistica. A FIFA per la telecronaca di Bruno Pizzul. A Formula 1 per poter guidare malamente una Ferrari. A Omega Boost per i robot. E difatti schifavano Final Fantasy VII, Command & Conquer o Colony Wars perché appunto non li capivano.

Altro che “la qualità dei giochi”…

La qualità è tale perché è per pochi. Nel senso che ovviamente pochi capiscono cosa è la qualità, soprattutto quando si parla di un fenomeno di massa atto a fungere da apripista per ere migliori e più ricche dal punto di vista culturale legato proprio al fenomeno stesso, ovvero i videogiochi. Persino noi che di videogiochi ne capivamo per 100.000 lire preferivamo cinque giochi masterizzati piuttosto che un singolo gioco originale, e sotto l’albero di Natale per giunta. E chiamaci fessi, facevamo bene almeno noi che di giochi ne capivano più o meno qualcosa. Potevamo avere di più? Meglio!

Per il resto, ho rischiato il culo per una manciata di ignoranti che ritenevano il videogioco alla stregua di una fantasia tardo-adolescenziale di poco conto, mentre io vivevo e continuo a vivere i videogiochi come un modo per estraniarmi anche e soprattutto da parte di quella gente spesso ipocrita e ignorante tanto nei videogiochi quanto nella vita. E’ la filosofia del lavoro, lo si fa perché altrimenti non si mangia. E oggi sono tornato disoccupato, MERDA!

A proposito di mancanza di lavoro e relativi stipendi mancati...

 

Anzi, semmai a proposito di blog: se vorresti contribuire al futuro di Cyberetropunk, potresti sostenermi con una piccola donazione PayPal a tuo piacimento se ti va. E' Natale e siamo tutti più pirat... ehm, volevo dire più buoni, già! Diversamente non fa nulla, non è affatto una cosa obbligatoria, però spero tu abbia almeno gradito i miei contenuti sia fino ad ora che quelli che verranno, cosa ben più importante. Qualsiasi tipo di commento qui sul blog è gradito, anche gli insulti. See You Soon!



 

Commenti