L'Angolo delle Merdaviglie (Nuova edizione, puntata 1) - Voltage Fighter Gowcaizer (Neo Geo, PlayStation)

Lo so, ultimamente qui sopra è un mortorio. Manca solo la palla di fieno, eppure io dietro le quinte ci sono ancora: sto scrivendo finalmente, tempo e salute permettendo, il mio primo articolo per il blog di Arcade Story innanzitutto, quindi inevitabilmente la mia voglia di scrivere è finita concentrata su poca roba ma molto sentita. Questo blog in fondo, vive di sensazioni impulsive, e ultimamente in effetti mi mancava quel brivido che mi spingesse a dire “Ehi, voglio parlarne sul mio cazzo di blog!”. Beh, quell’impulso di scrivere è tornato. Con un gioco di merda ovviamente, ma questa volta forse il più merdoso di tutti, il peggio del peggio mai scovato finora.

Sono fan SNK. Certo anche della Capcom che fu e in parte anche Konami, ma il Neo Geo ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore di pixel. Parliamo del sistema che è stato di tutti, ma allo stesso tempo di nessuno: SNK ci regalava un mix di emozioni, stupore e bestemmie, riversate sui magnifici schermi di quei cabinati Neo Geo MVS, una infanzia che per me risuonava (rigorosamente al ritmo di tante corpose bestemmie) al ritmo di Fatal Fury, di King of Fighters, di Karnov’s Revenge e di Kizuna Encounters, ma non solo. Il Neo Geo è stato appunto, anche una piattaforma di sviluppo per altri team, non solo la natia SNK, e dopo il citato Karnov’s revenge di Data East, fra questi team vi fu quel nome che tante grazie sia disgrazie diede al mondo videoludico ovvero Technos!

Personalmente, Technos mi è sempre stata una software house indifferente: certo, è la creatrice dei miei amati picchiaduro a scorrimento, ma Renegade essendo il prototipo di qualcosa era vecchio già quando uscì e Double Dragon la serie più altalenante della storia dell’intrattenimento videoludico, dove il picco maggiore è stato “sopra la media”. I capolavori, si sa, spesso sono un qualcosa di strettamente personale, e per quanto mi riguarda Technos non ha mai rilasciato alcun prodotto degno di tale nomina. No, nemmeno Double Dragon II: è giocabile, con una CPU avara di gettoni come da tradizione, ma l’azione è sempre moscia e poco intensa. 

Però ogni cosa in fondo ha un inizio, e i picchiaduro a scorrimento da qualcosa dovevano pure iniziare: Renegade è passato in sordina, ma Double Dragon è stato il botto dei botti. E ne uscì pure un capitolo proprio su Neo Geo, specificatamente a incontri, rinominato semplicemente Double Dragon. Ma noi non siamo qui per parlare di Double Dragon, bensì di qualcosa che nel panorama dei picchiaduro a incontri rappresenta appieno, a mio vedere, l’equivalente di quel cesso otturato a pedali mai oliati della versione da Sala Giochi di “Double Dragon III”, ovvero il predecessore del quarto episodio omonimo qui citato e rilasciato su hardware SNK. Eh sì, il peggior gioco da sala di tutti i tempi. 

E subito dopo la parentesi Neo Geo venne fuori quell’altro cesso svasato su ruote sgonfie di “Double Dragon V”, brutto forte sì ma la cui versione da sala del terzo capitolo nemmeno la sfiora, per sua fortuna. Technos ha però creato qualcosa in grado di eguagliare l’orrore di DD3 (da ora in poi abbrevierò così), e quel qualcosa ha un nome, da ora in poi associabile alle perfettamente disgustosa rappresentazione su pixel della melma da combattimento: “Voltage Fighter Gowcaizer”, uscito su Neo Geo MVS, AES e CD. Esiste anche una conversione su PlayStation pubblicata nel solo territorio del Sol Levante.

Partiamo subito col dire che questo “Stocazzer” come lo chiameremo da ora in poi si basa su un Anime. Uno brutto. Assai brutto. E se il materiale di partenza è brutto, un suo surrogato videoludico può essere meglio o peggio? Non so, spesso da brutti film sono nati giochi migliori del film stesso ("Alien 3" su Super Nintendo ad esempio), spesso perché leggermente meglio oppure perché solamente appena migliori del film se comparati con quest’ultimo. Ma tagliamo corto: l’Anime è brutto, ma il videogioco è ancora peggio.

“Stocazzer” è proprio “Stocazzo”. Non è un caso se storpio il suo nome così.

E’ storpio. E’ nato male e cresciuto peggio. Non è colpa sua direte voi, e direte anche che sono un grande stronzo a prendermela con uno storpio, ma qui parliamo di prodotti da consumo e non di esseri umani. I prodotti da consumo, specificatamente di intrattenimento elettronico, le emozioni le generano. In noi, ovviamente. E “Stocazzer” genera emozioni? Stocazzo! Diverte! Stocazzo! E’ bello? Stograndissimocazzo! Ne ha senso parlarne? Stocazz… ehm, sì. Però poi sentite un consiglio, dimenticatevene a meno che non siate masochisti di prim’ordine.

“Gowcaizer”, sforzandomi a chiamarlo col suo nome reale, offre tanto per cominciare uno dei roster meno ispirati della storia dei videogiochi in sala Anime che abbia mai sperimentato in tutta la mia vita: ogni personaggio ha sì dalla sua sua un design, ma è un design che cita tutto e nulla senza strafare, totalmente anonimo, che non spicca in nessun aspetto e che quindi fatica a proporre personaggi di un certo spessore visivo. 

I luoghi comuni (così come nell’Anime) ci sono tutti: il teenager alla Kamen Rider/Super Sentai però con outfit da Gundam, il protagonista dal capello molto giappo con un casino di ferraglia alla Macross addosso, il maestro di arti marziali dal nome stereotipato (Shenlong, preso direttamente dal generatore automatico di nomi oriental), il ninja che fa cose molto da ninja, il ragazzetto magico e misterioso col bastone con tanto di spiritello animale al seguito (con una propria barra di energia vitale), il ridicolo (anzi patetico) supereroe in calzamaglia all’americana (che pare un clone di quello di King of the Monsters di SNK), ben due tradizionali strappone poppute e succinte dalla voce irritante di cui una ovviamente è una teen idol o qualcosa del genere (dato che combatte in uno studio televisivo), la rockstar infernale (Stinger, unico design valido dell’intero lotto), il cyborg che qui sia nei colori (capello arancione e ferraglia verdognola) che nel moveset (capriole ed elettricità) è una versione robotica di Blanka di Street Fighter II, i due gemellini psicopatici che combattono in una forma sola (il sub boss) infarcita di roboschifezze alla R-Type, il tizio infuocato a cui piace giocare col fuoco non solo letteralmente (Ohga, il boss finale). E vai, la Sagra della Merda è servita, lo sentite il profumino? Cosa dite?! Non ancora? Ah già vero, devo ancora descrivere ben altro…

“Gowcaizer” propone una sola, unica caratteristica in grado di distinguerlo dalla massa di picchiaduro a incontri: una volta sconfitto un personaggio, costui ci dona la possibilità di utilizzare le sue mosse speciali. E veniamo a uno dei tanti, troppi punti di sutura di questo schizzo di diarrea su pixel: per eseguire delle mosse speciali dovreste eseguire dei controlli? Giusto, GIUSTO? Bene, i controlli fanno schifo al cazzo. Ma proprio totalmente. Semplicemente le mosse speciali, tutte rigorosamente anonime e mai sufficientemente spettacolari esattamente come l’Anime, escono quando cazzo pare a loro. Quando va loro, perché giustamente di farci controllare qui ci siamo rotti il cazzo! 

“Ehi zio, sciallo che qui facciamo come cazzo diciamo noi, capito?!”

Ma qui il problema è generale, e tutto avvolge ogni cosa in un grosso magma di imperfezione cosmica che mai avrebbe voluto nascere: “Gowcaizer” prende tutto ciò che reso popolare l’hardware Neo Geo e da un lato lo ridicolizza, dall’altro lo umilia.

Ok, il design totalmente non originale non è imputare al gioco (altrimenti giochi come "Kensei: Sacred Fist" o "Karnov's Revenge" sarebbero da condannare a priori, eppure si giocano splendidamente) in quanto questa colpa deriva direttamente dalla serie animata, ma credetemi che è proprio su tutto il resto che “Gowcaizer” fallisce nella maniera più miserabile possibile. Le animazioni semplicemente non esistono e sono totalmente prive di frame d’intermezzo (proprio come nella versione Arcade di “Double Dragon III”), rendendo tutto l’andazzo estremamente scattoso e urticante per gli occhi del malcapitato giocatore. Il sonoro è costituito da loop di melodie a malapena distinguibili l’una dall’altra ad eccezione del tema del tizio Gundam che spicca per fastidio, difatti altro non è che la classica melodia da mecha/supereroe giapponese Anni ‘70 ma con un timbro di synth giocattoloso e inudibile, al punto che viene da chiedersi se alla Technos ci stessero proprio perculando o semplicemente fossero totalmente scazzati o inesperti su tutti i fronti. Chi lo sa?

La risposta ai comandi è totalmente imprecisa e legnosa e, come già citato, le mosse speciali vengono fuori quando al sistema di gioco fa comodo. Anche il rilevamento delle collisioni fa acqua da tutte le parti, e stiamo parlando di un cazzo di gioco di combattimento: se sbagli il sistema di collisioni allora stai sbagliando tutto! 

E no, non stai sviluppando una conversione tirata meno nei dettagli su un Super Nintendo e su un Mega Drive, bensì stai sfruttando uno degli hardware bidimensionali più potenti della sua epoca, come stracazzo fai a sbagliare così miseramente sul punto focale della questione? Sarebbe come scopare con la tipa senza centrare il buco mentre te affermi che ti piace molto inzuppare il biscotto nella figa, ma lei giustamente non gode manco a pagarla e ti fissa con uno sguardo degno del coglione che sei. Rende l’idea?

Il sistema di salti è anch’esso ingestibile dato che sembra di giocare ad un GIG Tiger tanto i movimenti risultano vetrosi. Lo zoom degli sprite, vero fiore all’occhiello dell’hardware SNK, viene totalmente sputtanato con zoom dalle velocità e proporzioni esagerate miscelate a una fluidità dello zoom stesso che fa davvero accapponare i nervi. Il bilanciamento dei personaggi è totalmente ridicolo, andando da coglioni completamente inutili e mal progettati ad altri pezzi di merda sleali semplicemente troppo “cheap” e potenti proprio perché pensati meglio. La CPU di colpo prende pieghe inaspettate di furbizia che si traducono in mosse speciali le quali, data l’inesistente fluidità generale, non posso essere viste in tempo per poter essere parate e generando così totale frustrazione e inadeguatezza nel giocatore. Il focoso Boss finale è esemplare in tal senso, dato che è talmente veloce nell’eseguire mosse speciali in combo che il sistema di animazioni generale, essendo un collo di bottiglia in toto, semplicemente non regge divenendo il giocarci una tortura in grado di far piangere, addirittura soffrire chi prova a dimenarsi allo scopo di capire cosa cazzo stia succedendo sullo schermo. 

I fondali sono nella media, spesso animati persino meglio degli sprite principali, una caratteristica totalmente ridicola e ingiustificabile.

In conclusione?

Insomma, “Gowcaizer” è dannoso. Sul serio. 

Giocarci fa seriamente male alla salute con quel suo mix di comandi a cazzo di cane e animazioni da convulsioni sulla breve distanza. Davvero, fa male. Fa male all’industria videoludica perché rappresenta nella peggior maniera possibile uno spreco di creatività, una evoluzione di pressapochismo che fino ad allora difficilmente aveva visto una forma così florida. “Gowcaizer” è così fatto male che potrebbe seriamente farti salire un odio immotivato per i videogiochi tutti. Idem dicasi il design derivato dall’Anime, talmente stereotipato da poter provocare un odio improvviso e immotivato per l’animazione giapponese assieme al fumetto nipponico. “Gowcaizer” potrebbe farti odiare la musica, addirittura l’arte in toto. “Gowcaizer” è come quel baffetto tedesco di origini austriache che scatenò la Seconda Guerra Mondiale, cioè non sarebbe mai dovuto nascere. Sia lui che l’Anime. E pure il baffetto austriaco, magari.

Mi pento persino di averci sprecato tempo nel parlarne, ma in fondo qualcuno dovrebbe pur prendersi la briga di avvisare il prossimo nel non fare cazzate.

Il gaming e l’animazione sono intrattenimento, emozioni, reazioni.

“Gowcaizer” è un’anima nera in grado solo di evocare sofferenza e brutte sensazioni.

“Gowcaizer” è solo per aspiranti suicidi, ed essendoci passato diverte volte anni fa detto da me credo che abbia un certo peso come affermazione.

“Gowcaizer” è un danno.

Dovrebbe far ridere, ma fa talmente schifo che fa piangere.

Dovrebbe essere cancellato, altro che preservato.

Dovrebbe essere nulla, se solo il Mondo fosse un pelo più perfetto.

E’ stocazzo appunto.

“Stocazzer”.

 

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